Museo Egizio, Il Cairo
TAVOLETTA DI RE NARMER(3100/2850 a.C.)
lato recto e verso
Scisto, altezza cm. 64

Il contenuto storico della tavoletta di re Narmer fa riferimento allo scontro fra i pacifici agricoltori e pescatori del delta del Nilo e i seguaci di Horus, rudi guerrieri della valle del fiume sacro, i quali, guidati dal re Narmer (o Menes), si impadronirono del ricco territorio del nord, sottomettendo i suoi abitanti alla sovranità di un unico monarca, lo stesso Narmer.
La vita di Narmer è avvolta nel più impenetrabile mistero, a cominciare dalla sua stessa identità. È stato lui il primo faraone d’Egitto o Menes? La storia leggendaria che riguarda la formazione dell’Antico Egitto parla di due re, Menes e Narmer, ma molti egittologi contemporanei sono propensi a riunire i due sovrani in un’unica persona: la cosa non risulterebbe affatto strana dal momento che ogni faraone possedeva più di un nome. Secondo la tradizione è stato Narmer il primo faraone dell’Antico Egitto. Con lui ha inizio un lunghissimo periodo, oltre tremila anni, entro cui si succedono la bellezza di trentuno dinastie di faraoni. Narmer regnò dal 3185 al 3125, cioè a dire ben sessanta anni: un bel po’ per qualsiasi sovrano, anche per un egiziano. Di qui il sospetto che Narmer possa essere stato il successore di Menes, o che in ogni caso non sia stato l’unico faraone del periodo, ma che ce ne sia stato qualcun altro, un certo Aha, figlio di Narmer, ad esempio: i documenti archeologici testimoniano di quattro sovrani regnanti sull’Egitto Unito. Tuttavia non c’è nessun fondato motivo per pensare che egli non possa aver regnato per 60 anni; non è stato l’unico faraone a governare così a lungo: si pensi al biblico Ramses II che fu sovrano per ben 66 anni, dal 1290 al 1224.
Comunque stiano le cose con Narmer si conclude il periodo predinastico, in cui l’Egitto era diviso, e inizia il periodo protodinastico o tinitico, in cui l’Egitto risulta unito in un unico grande regno.
Prima di Narmer i regnanti egizi erano molti e tutti in guerra tra loro. Allora l’Egitto era frazionato in due blocchi principali: il Basso Egitto, a nord, che comprendeva la regione del delta del Nilo, fertile e rigogliosa, ricca di acque, piante ed animali, e l’Alto Egitto, o Tebaide, a sud, arido e povero di risorse, stretto così com’era, e così com’è tutt’ora, fra due deserti, quello libico a ovest e quello arabico a est. Possedeva solo una limitatissima fascia fertile, una fettuccia rigogliosa addensata intorno al grande fiume. La regione a nord comprendeva tutto il vastissimo delta; la regione a sud si estendeva dalla valle di Syene (l’odierna Assuan), presso la prima cateratta, fino alla città di Hermopoli; tra l’Alto e il Basso Egitto si interponeva il Medio Egitto o Heptanomide.
Ad un certo punto, poco più di 3.000 anni prima di Cristo, ad opera dei re dell’Alto Egitto si mise ordine alla situazione assoggettando con la forza delle armi l’intero territorio da Syene al Mediterraneo. Fu Narmer l’ultimo dei re unificatori; fu lui il monarca che dopo una serie ininterrotta di sanguinosi conflitti alla fin fine cinse le due corone dell’Alto e del Basso Egitto.
Dopo l’unificazione dei blocchi, Narmer pensa a fondare la capitale del nuovo regno unito. E così nasce Thinis (o This): è per questo motivo che il periodo proto-dinastico si designa anche con il termine di periodo tinitico.
Fondata Thinis, Narmer edifica Mennofrè (che vuol dire la città di Menes), la Menfi dei greci. Menfi sorgeva sulla sponda ovest del Nilo, al confine fra Alto e Basso Egitto, presso l’odierna Gizeh, o Giza che dir si voglia, il luogo dove sorgono le più famose piramidi d’Egitto. Di questa antica e favolosa città, oggi non rimane che sabbia. A pochissima distanza dal luogo in cui sorse si stende a perdita d’occhio Il Cairo, la tumultuosa metropoli, capitale del moderno stato egiziano.
Dopo la fondazione di Menfi intorno al mitico sovrano si fa il buio più completo. A rischiarare momentaneamente l’oscurità ci sono solo altri due episodi che lo riguardano: uno ci parla della sua predestinazione alla sovranità, l’altro della sua morte.
Il primo ci racconta che un giorno, andando a caccia nella regione lacustre di El Fayyum, sul lago di Merid (zona divenuta celebre per il ritrovamento di numerosi sarcofagi dipinti), Menes (Narmer) fu inseguito dai suoi cani improvvisamente impazziti. Stavano lì lì per sbranarlo quando un coccodrillo venne in suo soccorso. Il rettile si offrì di aiutarlo permettendogli di farsi cavalcare e farsi usare come scafo per mettersi al sicuro. In segno di gratitudine Menes avrebbe poi fondato la città di Shedet, nota ai greci come Crocodilopolis, l’attuale Medinet el Fayyum, dove si venerava Sobek, il dio coccodrillo.
Il secondo ci racconta di come Menes morì. Stando alla narrazione, fu un ippopotamo ad ucciderlo, durante una battuta di caccia. La caccia all’ippopotamo era molto comune a quell’epoca, dunque può essere stato realmente un incidente venatorio a mettere fine ai giorni del primo faraone d’Egitto. Ma c’è anche un’altra versione della sua morte, secondo la quale Menes fu ucciso in un attentato.
Di dove provenivano gli attentatori? Da Naquada, una delle città da lui sottomesse, di cui era dio protettore Tueret, divinità con la testa di ippopotamo.