PROLOGO
OBIETTIVO DEL RACCONTO PERFORMANTE
IN COSA CONSISTE IL LAVORO ARTISTICO
CHI SONO GLI ARTISTI
CHE COS’È LA POETICA
ARTE COME LINGUAGGIO


PROLOGO

Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma
Jackson Pollock
SENTIERI ONDULATI (1947)

Olio e duco su tela, altezza cm. 114 – larghezza cm. 86

Proprietà dell’autore, Città di Castello, Perugia
Alberto Burri
SACCO 5P (1953)

Sacco, acrilico, vinavil, stoffa su tela, altezza mt. 1,49 – larghezza mt. 1,30 circa

Collezione privata, New York
Piero Manzoni
LINEA N. 0,78 (1959)

Inchiostro su carta su cartone cilindrico, altezza cm. 15,2

Galleria Marlborough, Roma
Lucio Fontana
CONCETTO SPAZIALE: ATTESA (1963)

Olio su tela, altezza mt. 1 – larghezza mt. 1

Galleria “l’Attico”, Roma
Jannis Kounellis
DODICI CAVALLI VIVI (1969)
Installazione

Bruno D’Arcevia
ALLEGORIA D’EUROPA (1992)
Olio su tela, altezza mt. 2 – larghezza mt. 3

Galleria Leo Castelli, New York
Robert Rauschenberg
LETTO (1955)

Combine painting, altezza cm. 191 – larghezza cm. 80 – profondità cm. 41,5

Sentieri ondulati; Sacco 5p; Letto; Linea n. 0,78; Concetto spaziale: attesa; dodici cavalli vivi; Allegoria d’Europa. Che so’ ‘ste cose? Sono tutte opere d’arte.
Mi rendo perfettamente conto che trovarsi di fronte a “manifestazioni” del genere e sentirle definire opere d’arte, cioè come la Pietà di Michelangelo e La Gioconda, c’è da rimanere non dico esterrefatti ma quantomeno confusi; né mi meravigliano più di tanto le reazioni di quei signori che vedendo questi lavori per la prima volta si lasciano sfuggire commenti del tipo: «E me la chiami arte questa? Sono capace anch’io a fare una cosa così!», oppure: «Se questa è arte, anch’io allora posso fare l’artista!» Esagerati? No! In effetti dietro a tali deprezzamenti c’è un comprensibile quanto giustificato disorientamento dell’uomo della strada dinanzi a ciò che oggi viene ritenuto arte dalla cultura borghese, giudizio talmente lontano dal senso estetico popolare da ingenerare nella gente comune forti dubbi sull’effettivo valore artistico delle attuali creazioni. Anzi, c’è nella stragrande maggioranza delle persone il diffuso sospetto che dietro questi fenomeni si nasconda una deliberata volontà di prendere in giro il prossimo.
A parte ciò, al cospetto delle performance moderne i più si limitano ad esternare il proprio imbarazzo, non si premurano di andare oltre lo shock iniziale e si fermano all’esperienza destabilizzante immediata, consolandosi con un «Tanto di arte io non ci capisco niente!». Che la pace sia con loro dunque! I più dotti si accontentano di condividere il pensiero di Protagora di Abdera e cioè: «L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono e di quelle che non sono per ciò che non sono», il che applicato all’arte suona: dell’arte in quanto arte e della non arte in quanto non arte. Per chi invece è curioso come me risolta con Protagora la questione riguardo a cosa è arte e cosa non lo è si può dedicare serenamente alla storia di questa “eterna categoria dello spirito umano” per vedere cosa è stato considerato arte nel corso del tempo. Quando si inizia a studiare la storia dell’arte ciò che salta subito agli occhi è il cospicuo numero di variabili da cui dipende la disciplina preposta al governo della creatività. La prima è costituita dalla natura stessa dell’attività creativa; la seconda è formata dai fattori che hanno influenzato l’operato degli artisti durante il corso dei secoli in luoghi diversi, in civiltà diverse. Questi si distinguono in fattori oggettivi e soggettivi. I fattori oggettivi si spiegano col fatto che ogni artista nell’istante stesso in cui diviene operativo si trova a dover fare i conti con una determinata situazione politica, sociale, economica, ideologica, nonché con una determinata situazione culturale rappresentata dagli artisti che lo hanno preceduto e da quelli a lui contemporanei, e non solo dagli artisti. I fattori soggettivi sono le risposte dei singoli autori ai fattori ambientali, le loro opinioni riguardo alle particolari problematiche del periodo, le loro concezioni, le loro idee estetiche, le loro interpretazioni, i loro giudizi sulle cose, sugli uomini, sul mondo e sul ruolo dell’arte (che non di rado coincidono con quelli di un’intera classe sociale), i loro valori, la loro cultura, la loro poetica. La qualità delle risposte a tali elementi fattoriali misura il livello culturale dell’artista. Certo non è necessario conoscere l’intera storia dell’arte per capire come si è arrivati a giudicare artistiche opere come quelle sopraccennate, tuttavia solo esaminando tutti questi fattori è possibile capire come si è arrivati a mettere sullo stesso piano l’esposizione di cavalli in carne e ossa e la Venere di Milo. Per adempiere alla sua funzione la storia dell’arte deve ricercare e fornire i dati in grado di definire i suddetti elementi nei vari periodi storici e relativamente ai singoli artisti, cioè deve descrivere le varie poetiche e vedere come rispondono alle problematiche che sono andate emergendo nel corso del tempo, come questi elementi presenti nelle singole opere configurano il linguaggio di un determinato periodo storico, come hanno contribuito a formare il contesto culturale del periodo. In altre parole, di ogni autore o corrente o periodo la storia dell’arte deve spiegare la singola visione poetica, la concezione artistica, la collocazione critica e l’importanza storica, illustrando come tutto questo si ritrova configurato nelle opere che contraddistinguono la personalità dell’artista.

OBIETTIVO DEL RACCONTO PERFORMANTE

Per capire in che modo e perché è cambiato ciò che col passar del tempo è stato considerato di volta in volta arte io mi ripenserò un argonauta del tempo e compirò, insieme a chi mi vuol seguire, un’escursione attraverso i secoli per analizzare in prima persona tutte quelle opere d’arte che hanno mutato il corso della storia dell’espressione visiva.
Fine ultimo di questa traversata oceanica è fare un quadro complessivo della storia dell’arte dalla preistoria ai nostri giorni, specificando con quali contenuti teorici, quali mezzi espressivi e procedimenti tecnici i principali autori di ogni periodo particolare hanno contribuito alla definizione e allo sviluppo del contesto culturale della loro epoca. Non solo: in questa attraversata si cercherà altresì di dimostrare come nel lavoro degli autori più colti si operi nella piena coscienza delle problematiche relative all’arte del proprio tempo e nella consapevolezza delle proprie posizioni in rapporto a quelle degli autori contemporanei o delle generazioni precedenti. Nel corso della trattazione si cercherà di dimostrare come nelle opere selezionate non ci si limiti alla sola enunciazione della poetica né, tanto meno, alla descrizione del soggetto specifico, ma ci si spinga a configurare motivazioni più ampie, che riguardano argomentazioni di specifica pertinenza della speculazione estetica, nonché problematiche relative alla natura dell’arte in generale, al suo ruolo strumentale, al suo ruolo sociale. In sostanza l’operazione che qui mi prefiggo di svolgere quale autore è quella di inquadrare storicamente e collocare criticamente ogni fenomeno nella cultura figurativa del tempo.
Non ho assolutamente idea di quanto sia stato scritto intorno alla storia dell’arte, ma si sa per certo che su tale argomento sono stati versati fiumi d’inchiostro. Dovendo necessariamente dare un taglio ad una materia così vasta in questo tragitto mi limiterò, per motivi di natura filologica, a trattare la metamorfosi delle espressioni figurative della sola civiltà occidentale, ovvero quelle espressioni che hanno portato alla formazione del nostro attuale linguaggio figurativo. Dunque la storia dell’arte di cui intendo parlare non è la storia dell’arte mondiale, ma solo la storia dell’arte occidentale, con particolare riguardo alla storia figurativa italiana, vista però come parte integrante della cultura figurativa della civiltà occidentale, alla cui formazione ha contribuito in larghissima misura.
Per storia del linguaggio occidentale intendo la storia della formazione e dello sviluppo dell’arte classica, dalle sue origini più remote alla sua dissoluzione per opera delle correnti anticlassiche, dalla sua rinascita nel Quattrocento alla sua crisi in epoca moderna.
Ciò detto, prepariamoci a partire alla volta dei luoghi dove ha avuto inizio l’arte. Prima tappa Santillana del Mar, Golfo di Biscaglia, per andare a far visita a la cueva de Altamira (grotta di Altamira), sede elettiva di riti primitivi. È la preistoria dunque il punto di partenza dell’itinerario che ci farà conoscere le mutazioni del nostro linguaggio figurativo, dall’uomo cacciatore e raccoglitore all’uomo tecnologico.

IN CHE COSA CONSISTE IL LAVORO ARTISTICO

Mentre navighiamo verso il nord della penisola iberica ne approfitto per chiarire alcuni concetti che a mio avviso risultano di fondamentale importanza per consentire a chi mi accompagnerà in questa visita virtuale a monumenti e opere che hanno fatto la storia della nostra arte di seguire quello che andrò esponendo. Iniziamo innanzi tutto col chiarire in che cosa consiste il lavoro artistico e chi sono gli artisti.
Per muoversi nel mondo dell’arte aiuta sapere che tipo di intervento pone in essere un artista quando crea. In pratica quando un artista crea non fa altro che dare forma finita allo spazio infinito informe: spazio tridimensionale in architettura e scultura, bidimensionale in pittura. Lo spazio può prendere forma in tanti modi diversi; ogni modo è specifico di un artista; ogni artista segue una sua procedura creativa: l’immagine artistica è sempre il risultato del procedimento seguito dall’artista nella costruzione dello spazio. Il procedimento è sempre coerente con la poetica dell’artista e la poetica di ogni artista è sempre correlata al suo modo di essere, e si è quel che è la propria coscienza, la propria indole, la propria cultura, la propria condizione storica e sociale. Il tipo di spazio determina la diversità delle singole immagini artistiche. Lo spazio può essere un luogo di linee o un luogo di forze, oppure un luogo di superfici, o di luci o di sfumature, un luogo di timbri o di toni o di pressioni, o di densità materiali. Ad esempio quando uno scultore modella una statua scalpellando un blocco di marmo, concretamente, lo dice la fisica, non fa altro che sagomare una porzione di spazio a più alta concentrazione di particelle atomiche. Superfici, densità ecc. costituiscono gli elementi base di uno specifico componimento artistico. Questo componimento si concretizza nell’immagine artistica, la quale, a seconda della poetica, può essere di svariati tipi: classica, realistica, astratta, simbolica, informale.
La procedura creativa può dipendere da una teoria oppure dalla sensibilità, o dalla percezione ottica, o dai sentimenti; e così avremo immagini costruite con mezzi espressivi che si dispongono a seguire sistemi proiettivi, sistemi tonali, sistemi timbrici, aggregazioni empiriche, aggregazione di moti viscerali; e sempre lo spazio identifica la personalità dei singoli autori. In sostanza studiare le opere d’arte vuol dire analizzare il tipo di spazio che l’artista ha creato col suo lavoro: ad esempio per Cezanne lo spazio è un complesso di sensazioni strutturate dalla coscienza razionale; per Van Gogh è un complesso di sensazioni dipendenti dalla reazione emotiva dell’artista, dal suo modo di sentire, dalla sua sensibilità viscerale.
La storia dell’arte in tal senso può essere definita come lo strumento che ci permette di conoscere in che modo si trasforma la costruzione dello spazio nel corso del tempo, nelle diverse civiltà, ad opera delle diverse personalità; lo strumento che ci rende edotti del perché si trasforma la costruzione dello spazio nel corso del tempo, ci dice quali sono le cause culturali della trasformazione, le cause sociali, ci dice di quale dimensione l’arte parla, quale il soggetto di cui tratta. Tutte queste cose ci dice la storia dell’arte, ma non ci dice dove sta l’arte. E allora l’arte dov’è?
L’arte sta in quella strana relazione che si crea fra gli elementi strutturali di un’architettura, di una scultura, di un dipinto, un’armonia o una disarmonia che non si ottiene con la mera abilità tecnica ma col possesso del senso delle proporzioni, dell’equilibrio, della consonanza, dell’euritmia, dell’ordine. L’arte accompagna l’uomo fin dalla preistoria e fare arte oggi come nel lontano paleolitico significa cogliere i rapporti di assonanza (o di dissonanza) fra gli elementi strutturali di un’immagine, espressiva di particolari momenti suggestivi. La sua presenza muta la natura dell’immagine da puramente descrittiva a puramente espressiva. Oltre a quanto fin qui esposto ci sono altre due cose da sapere per orientarsi nella comprensione del fenomeno artistico. La prima è relativa alla mancanza di progressione: di qui la distinzione dalla scienza per cui la gnosi è soggetta ad approfondimenti. La seconda concerne la questione del chi stabilisce cosa è arte a livello sociale: lo stabilisce chi ha il potere di definire artistica una determinata manifestazione espressiva, ovvero chi detiene il potere culturale, la forza di imporre un gusto.

CHI SONO GLI ARTISTI

Passiamo a chiarire ora chi sono gli artisti. Gli artisti sono una particolare categoria di lavoratori. Come si è detto innanzi l’arte si manifesta in forme particolari in relazione a tempi, luoghi e civiltà particolari. Spesso accade che in un determinato periodo storico molti artisti si esprimano in maniera simile tra loro: in questo caso si può parlare di arte di un determinato periodo più in generale. Tuttavia non va mai dimenticato che un periodo od una corrente è sempre rappresentato nella realtà dei fatti dall’opera dei singoli autori particolari. Gli artisti non sono tutti uguali: c’è chi rivoluziona la cultura visiva del proprio tempo, c’è chi si limita a interpretarla, commentarla, svilupparla dopo che è stata rivoluzionata, e c’è chi non fa nell’uno nell’altro. I primi li potremmo definire rivoluzionari, i secondi interpreti o anche riformisti, i terzi? Non li definiamo, tanto non ce ne occuperemo. Gli artisti non hanno tutti la stessa importanza; certi artisti hanno avuto molto più peso di altri poiché hanno rinnovato la cultura figurativa della propria epoca. Il compito di stabilire il peso storico di un artista spetta alla critica, la quale non è, come magari qualcuno crede, uno strumento per enfatizzare il commento intorno ad un’opera o ad un autore o ad un periodo, ma per misurarne l’importanza.

CHE COS’È LA POETICA

Veniamo adesso alla poetica. Sebbene sia impossibile definire un concetto di arte valido per tutti i tempi e per tutti i luoghi ciò nondimeno alcuni criteri selettivi per distinguere le opere d’arte dalle altre opere, ad esempio quelle di semplice artigianato, debbono essere stabiliti. Uno di questi è che le opere d’arte debbono manifestare una poetica. Ma cos’è esattamente la poetica?
Un giorno, quando ero ancora uno studente della facoltà di architettura, mentre presentavo al compianto prof. Pellegrin il progetto per un arredamento ultra avanguardistico ho sentito pronunciare da lui, per la prima volta in modo che avesse un senso per me, la parola “poetica”.
Durante il corso della trattazione ricorrerà spesso questo termine. Da quanto ho capito la poetica è la visione che ogni singolo artista o corrente o periodo ha del mondo, l’idea che ha dell’arte e della sua funzione nel mondo, visione che si esprime compiutamente in una tecnica perfettamente coerente con gli assunti teorici: ogni artista è tale in quanto si esprime attraverso un linguaggio che è coerentemente e indissolubilmente legato alla sua poetica. C’è un limite però nell’utilizzo di questo elemento come criterio discriminante e sta nel fatto che a qualsiasi espressione presunta artistica si può trovare una poetica ad hoc. Se dunque non sarà possibile distinguere chi è artista da chi non lo è si potrà comunque misurare lo spessore culturale di una poetica dall’altra.

ARTE COME LINGUAGGIO

Oltre a quanto detto finora occorre chiarire un ultimo punto fondamentale: perché l’arte si definisce linguaggio, e più in particolare linguaggio espressivo.
I linguaggi artistici visivi per certi versi sono assimilabili al linguaggio scritto. Infatti come questo sono costituiti da un patrimonio di “vocaboli”. Ad esempio in pittura le figure di un quadro possono essere assimilate alle frasi di un discorso, gli spazi fra le singole figure alle pause fra una frase e l’altra, le linee, o il chiaroscuro o il colore con cui sono costruite possono essere paragonate alle lettere utilizzate per comporre le singole parole. Ma tra i due tipi di linguaggi c’è una differenza sostanziale: mentre nel linguaggio scritto i vocaboli cambiano senza che ciò comporti la variazione strutturale delle lettere, la cui natura rimane sempre la stessa, e cioè rimangono sempre dei segni astratti, nei linguaggi visivi i vocaboli potrebbero anche rimanere gli stessi, ciò che cambia sono gli elementi strutturali utilizzati per costruirli. Questo accade perché nel linguaggio scritto non agisce una poetica, mentre in quello artistico si. Da ciò ne deriva che tutti sanno utilizzare la scrittura per comunicare (tranne gli analfabeti ovviamente), ma non tutti sono, solo per questo, dei romanzieri o dei poeti.
Ma adesso basta con le chiacchiere e in silenzio godiamoci il paesaggio che scorre al di là degli oblò della Nuova Argo che ci sta portando dritti dritti verso la prima tappa.