IL POST-MODERNO
ARTE E GLOBALIZZAZIONE
LE NUOVE REALTÀ EMERGENTI
LE PROBLEMATICHE: L’ARTE DOPO LA “MORTE DELL’ARTE”
LA QUESTIONE TECNICA OGGI
ASTRATTO E FIGURATIVO
L’INTELLETTUALIZZAZIONE DELL’ARTE MODERNA
IL MERCATO PUBBLICO
INDIRIZZI POETICI ATTUALI
TENDENZE PRINCIPALI DEL POST-MODERNISMO
LA NUOVA CLASSICITÀ
TENDENZE DELL’ARCHITETTURA CONTEMPORANEA: HIGH TECH


Il POST-MODERNO

Galleria Massimo Minini, Torino
Vittorio Messina
SENZA TITOLO (1986)
Cemento, calcare, ottone, tessuto e neon

Le avanguardie storiche avevano visto nel modernismo un modo per uscire dal vecchio mondo ed entrare nel nuovo. Il primo post-avanguardismo aveva frenato la spinta progressista delle correnti rivoluzionarie ed era tornato al classico. Il neo-avanguardismo vivendo di fatto la realtà moderna, dominata dalle forze economiche e tecnologiche borghesi, ha intrapreso un’azione di contestazione al sistema che perdura tutt’oggi. Nell’ambito di questa situazione generale resta un punto nodale di fondo da sciogliere, che è quello di capire se allo stato attuale, dove la modernità è contingenza operativa, ha ancora senso parlare d’avanguardia, cioè come si fa ad essere oltre il moderno in un periodo moderno. Sorge così il problema di cosa ci può essere dopo le avanguardie, ovvero nel periodo post-avanguardistico. Le avanguardie si inserivano in un contesto in cui il moderno doveva ancora essere; l’arte attuale si inserisce in un periodo in cui il moderno è, quindi per essere avanti bisogna necessariamente essere oltre il moderno. Ma non ci può essere un oltre la modernità, bensì solo un dopo.
Ultimo capitolo del racconto performante è quello che ci porta a fare la conoscenza del linguaggio visivo dei nostri giorni. Prima di far visita alle opere contemporanee però procediamo, come al solito, a delineare il quadro della situazione attuale e delle sue problematiche.
La situazione attuale scivola giù dal secondo Novecento senza apparenti strappi. Eppure qualche cosa di nuovo sotto al sole c’è. C’è che le avanguardie entrano in crisi.
Causa della crisi delle avanguardie è una serie di riflessioni sulla realtà corrente che mettono in discussione alcune convinzioni come quelle riguardanti l’effetto distruttivo del consumismo, la demonizzazione dell’industrialismo, l’annientamento della libertà creativa nel lavoro di fabbrica. Altro punto fondamentale riguarda il fatto che allo stato attuale non si può più parlare di conflitto fra arte e società dal momento che l’attività creativa è diventata un affare e alimenta industrie, biennali, quadriennali, expo e quant’altro. Non si può più sostenere che il rapporto fra struttura economica e sovrastruttura culturale è in crisi col giro di soldi che muove. Che fondatezza possono avere le contestazioni degli artisti se è la stessa società capitalista che gli da un posto di rilievo nella struttura globale del mondo moderno, creandogli spazi privilegiati e esclusivi in cui prosperare.
La meditazione su queste realtà ha come effetto immediato l’aumento del numero di autori che si riconoscono nella linea dell’integrazione; di contro si assiste alla riduzione della carica rivoluzionaria a forme di neo-manierismo e manifestazioni di folclore in quegli autori che si riconoscono nelle linee della partecipazione anti-integrazionista e dell’alienazione.
Le attuali performance più che scandalizzare divertono, sono diventate spettacoli dagli esiti scontati; la forza sovversiva delle avanguardie storiche, a cui esplicitamente quelle attuali si richiamano, si è affievolita fino a stemperarsi in un fisiologico ripiegamento su posizioni ormai inermi. E poi, gli artisti di oggi sono ben lontani dai pionieri dello scorso secolo; i contestatori sono divenuti ormai oppositori autorizzati; l’anticonformismo è sotto controllo e si è tramutato in un ottimo affare per la moderna borghesia al potere che gestisce le grandi mostre. In seguito a ciò diventa d’obbligo chiedersi se i valori romantici siano ancora d’attualità e quindi sia ancora giusto perseguirli, o meglio preservarli.

ARTE E GLOBALIZZAZIONE

Guardando alla situazione presente sembrerebbe di si, anzi è più che mai importante resistere di fronte al fenomeno dell’integrazione in funzione di una esportazione in scala mondiale del modello economico capitalista, vale a dire di fronte al fenomeno della globalizzazione. La globalizzazione non spegne affatto i toni della contestazione dei valori tradizionali, anzi li amplifica portandoli a livelli sempre più spettacolari, e questo aggravamento più che condurre ad una ridefinizione del volto dell’arte porta ad una estensione e globalizzazione delle soluzioni proposte nella seconda metà del secolo scorso. Attenzione però, per evitare di imbattersi in facili semplificazioni devianti, occorre precisare che nessun integrazionista si sogna di affermare che non può esservi un mondo moderno migliore di quello attuale; margine d’azione per un futuro preferibile ce n’è ancora molto: basti pensare a mo’ d’esempio alla globalizzazione o alla speculazione ecc. Si ammette soltanto che come non può esservi un sistema più democratico della democrazia, ma solo una democrazia sempre più democratica, così non può esservi un’arte moderna più moderna dell’arte moderna, ma solo perfezionare quella che c’è. Tuttavia un altro grosso incentivo alla resistenza romantica deriva proprio dal fatto che nonostante l’assunto sensatissimo la linea integrazionista risulta alla fine più utopica delle stesse fantasie che circolano nelle fila dei sostenitori della linea anti-integrazionista. Motivo? Nulla può il neo-modernismo contro le forze immani della speculazione, e pertanto la sua azione si risolve nella produzione di opere uniche in mezzo ad un oceano di banalità, opere che vanno a rimarcare, e non a livellare, le divisioni interclassiste della moderna società tecnologica e industriale.
Rimane comunque il fatto che uno degli obiettivi dell’arte attuale che accomuna tutti i fronti è la resistenza alla globalizzazione, e molte delle proposte operative attuali si confrontano proprio su questo punto. L’opposizione alla restaurazione dei regimi autoritari attraverso l’informazione globalizzata è pertanto il dato allarmante che induce gli artisti contemporanei a rivendicare la libertà espressiva delle avanguardie e quindi a rendere correnti i valori romantici, contro un mondo che si va sempre più qualificando come un mondo ad un’unica dimensione. Ciononostante la sensazione è che oggi di artisti autenticamente romantici non ne rimangono che pochi. Le loro espressioni sono gli ultimi sussulti di un periodo che ormai sta tramontando definitivamente, se non addirittura già tramontato; sono le ultime sacche di resistenza di un innegabile periodo di cambiamento globale nel riflusso generalizzato delle spinte rivoluzionarie. Ai giorni nostri, se ci si vuole imbattere in un artista che si possa definire ancora romantico bisogna cercare in mezzo a coloro che sono costretti a fare un altro lavoro per sopravvivere come liberi intellettuali. Ciò detto, in conclusione si può affermare che, al di là delle singole tendenze, essere artisti oggi significa essere tutti uniti contro la morte delle libertà espressive individuali.

LE NUOVE REALTÀ EMERGENTI

Le esposizioni degli ultimi anni ci hanno abituato a vedere di tutto, dalle installazioni sempre più assurde e sempre più spettacolari al ritorno dei quadri figurativi con chiare allusioni classiciste, dal riproporsi della manualità più certosina alla video-arte. Nulla di travolgente dunque, solo un maggiore e più diffuso eclettismo, una comune tendenza ha provocare stupore nel fruitore, nonché l’eloquente assenza dell’arte.
La vera novità, invece, è costituita dal fatto che attualmente accanto alle correnti d’avanguardia sono iniziate ad emergere altre realtà artistiche, ignorate fino a qualche decennio fa. Cosicché, nella straordinaria varietà e complessità dell’attuale universo delle arti visive è possibile distinguere, in via generale, se non ci si perde nella miriade di correnti e linguaggi, alcune realtà culturali ben differenziate per caratteristiche, orientamenti, substrato socioeconomico, problematiche, circuiti commerciali e informativi.
La situazione attuale è paragonabile ad un sistema atomico senza nucleo, dotato solo delle orbite elettroniche, in cui ad ogni anello corrisponde una realtà socioculturale ben precisa. Così c’è il circuito occupato dall’arte d’avanguardia e quello occupato dall’arte delle nuove realtà emergenti dei paesi in via di sviluppo.
Nell’epoca della globalizzazione, i passaggi dalle orbite periferiche a quelle centrali sono sempre più frequenti, cosicché ai problemi storici della tradizione occidentale se ne vanno affiancando di nuovi, provenienti dal terzo mondo. I nuovi contenuti, però, non vanno ad intaccare più di tanto i punti nodali del pensiero artistico d’avanguardia. Semmai è il contrario, i primi vengono assorbiti e snaturati dai secondi e le problematiche che hanno costituito motivo d’interesse specifico rientrano in quelle delle avanguardie storiche che costituiscono, pertanto, ancora il contenuto principale del dibattito culturale che si svolge ai massimi livelli dell’arte contemporanea.
Fatta questa doverosa precisazione passiamo ora ad esporre le singole questioni.

LE PROBLEMATICHE: L’ARTE DOPO LA “MORTE DELL’ARTE”

Nella storia dell’arte, dalla preistoria agli inizi del Novecento, non c’è mai stata una rottura tanto radicale quanto quella portata avanti da Dada, dove l’attività creativa non solo non si fonda più sull’abilità manuale dell’artista, ma addirittura diventa un gioco. Dal dadaismo in poi solo l’arte concettuale è stata ancora più radicale. Infatti, in questa corrente, portando alle estreme, paradossali conseguenze l’assunto dada, si afferma che per esprimersi l’arte non ha più bisogno dell’opera, le basta una “dichiarazione d’intenzionalità”. Ora se il concetto di avanguardia è legato a quello di rivoluzionamento della tradizione, ci si chiede cosa potrà mai esserci ancor più all’avanguardia dell’arte concettuale. Insomma, se l’arte concettuale è la fine di un discorso di crescente demolizione dei vecchi valori, in cosa potrà evolversi. Ma non basta: se le avanguardie hanno rappresentato quanto di più emancipato ci possa essere in fatto di libertà espressiva, ci potrà essere qualcosa di più progredito? Queste sono le questioni ancora aperte che si pongono alla riflessione di quanti si occupano di arte oggi.
Dopo l’apparizione sulla scena della “Conceptual Art” dunque il problema principale che riguarda la cultura estetica dei nostri giorni è quello di stabilire cosa ci sarà dopo la morte dell’arte. Sotto quale forma l’arte potrà sopravvivere come valore in un contesto dove non esistono più valori ideali. Se l’arte è “finita” cosa si proporranno di fare quegli operatori che non vogliono rinunciare al loro status di liberi intellettuali.
Dopo la scoperta dei pattern e il loro uso linguistico, dopo Dada e la Conceptual Art, cioè, in altre parole, dopo che si è arrivati all’espressione diretta del soggetto, eliminando perfino l’opera d’arte come tramite, cosa mai ci potrà essere ancora?
Definire l’arte dopo la fine delle avanguardie e neoavanguardie storiche, ma al di là di tale impegno, definire l’arte della fase finale del periodo romantico è il compito che spetta all’attuale generazione di artisti.

LA QUESTIONE TECNICA OGGI

Milano
Studio azzurro
STORIE PER CORSE N. 6 (1992)
Videoinstallazione

Neue Galerie, Aix-la-Chapelle
Gérard Garouste
LA CAMERA ROSSA (1983)
Olio su tela, altezza mt. 2,50 – larghezza mt. 2,95

Per il pensiero romantico qualsiasi sia l’oggetto da cui si parte, realtà percettiva o psichica, l’arte non è nella rappresentazione di queste realtà, ma nel modo con cui vengono espresse, razionale o emotivo che sia, ma sempre assolutamente automatico. Per ognuno di questi modi diventa di fondamentale importanza sapere se il sentimento è necessariamente legato alla manualità dell’operatore o no. Senza dubbio per far muovere una matita su un foglio per riprodurre l’immagine di un oggetto ci vuole una sensibilità manuale maggiore che farla comparire su uno schermo spingendo dei tasti. Ma in un’epoca in cui l’arte non è più legata all’abilità artigianale la scelta dipende dall’idea che si ha riguardo all’espressione dei sentimenti. Occorre stabilire se questi si esprimono nell’operazione artistica in via di definizione o nell’opera d’arte finita; si rivivono con l’artista che li ha vissuti o si contemplano con l’artista che li ha elaborati.
Sulla questione tecnica, a quanto è dato vedere, sembra che la differenza di peso fra le immagini fatte a mano e quelle fatte a macchina si sia ulteriormente radicalizzata. Di questa radicalizzazione, sembrano tener conto le ultime, recentissime espressioni, che tornano a rimarcare le differenze fra arte manualistica e arte meccanizzata, invece che abbandonare la prima, come sembrava naturale, in favore della seconda. Non è certo che si tratti veramente degli ultimi segni di vita dell’artigianalità nell’arte come sostengono alcuni osservatori.
Le espressioni del futuro, a partire dal XXI secolo, qualunque siano, dovranno tener ancora conto delle differenze fra manualità e meccanicismo dopo una eventuale risoluzione in parità del peso delle stesse, dunque di un inevitabile smarrimento della ragion d’essere della manualità nell’arte.
Se da un lato non c’è più alcuna ragione per mantenere la manualità nelle tecniche artistiche dall’altro non è pensabile un mondo dove non c’è più alcun contatto diretto col mondo esterno o con la propria sensibilità manuale senza la mediazione di una macchina, un mondo fatto di solo controllo, dove tutte le emozioni vengono filtrate da un mezzo meccanico. Ma non è neanche possibile pensare ad un’arte che non è più arte solo perché produce cose o situazioni con le macchine.
La situazione attuale si presenta dunque, incredibilmente, non priva di prospettive costruttive per la manualità nelle arti cosiddette visive, anche se molti artisti della generazione corrente hanno abbandonando le tecniche visive tradizionali per rivolgersi a quelle multimediali.

ASTRATTO E FIGURATIVO

Art & Language
OSTAGGIO XI (1988)
Olio su tela e acrilico su playwood, altezza e larghezza mt. 1,29 c.

Salvo
LUCE E LUNA (1986)
Olio su tela, altezza mt. 1,49 – larghezza mt. 1,19

Andiamo ora a vedere quali sono i caratteri principali dell’arte dei nostri tempi. Per quanto riguarda l’aspetto stilistico si può dire che il linguaggio moderno oscilli fra l’astratto e il figurativo. Sembra infatti che le scelte che impegnano gli artisti contemporanei vertano sulle ragioni che conducono a optare per l’uno o per l’altro. Tuttavia l’arte non è una semplice questione di partigianeria morfologica, è invece una questione di contenuti e l’attività creativa per essere vera creatività deve proporre nuovi contenuti, né bastano da sole le tecniche. Per quanto riguarda questo aspetto c’è da aggiungere che attualmente le tecniche oscillano fra le installazioni e un ritorno alla manualità. Tuttavia anche qui vale il discorso fatto pocanzi, cioè più che una scelta di campo vale ciò che l’artista ha da dire, e gli argomenti su cui pronunciarsi non mancano. Insomma occorrono nuovi contenuti, e quando si parla di nuovi contenuti s’intende dire non solo nuove poetiche, ma anche nuove teorie.
Astratto e figurativo potrebbero sembrare posizioni inconciliabili, eppure entrambi gli orientamenti condividono un punto fondamentale: nell’astratto così come nel figurativo l’arte è concepita come visualizzazione di un atteggiamento e in nessun caso è considerata più proiezione di una realtà data.

L’INTELLETTUALIZZAZIONE DELL’ARTE MODERNA

Un altro dei caratteri precipui che contraddistingue l’arte attuale è la sua evidente intellettualizzazione. Nell’arte moderna le poetiche nascono dalle poetiche, secondo una dialettica di tesi e antitesi, la comprensione dell’arte dunque diventa sempre più dipendente dalla conoscenza della storia dell’arte. Questo porta ad una intellettualizzazione fuori misura dell’arte moderna, la quale ha perduto ormai ogni contatto con i valori semplici, diretti, comuni a tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro cultura. Ciò risponde senz’altro al tipo di messaggio che l’arte vuol dare al mondo moderno: far sentire la sua assenza nell’odierna società, la sua estraneità dalla contemporaneità. Resta tuttavia il dubbio di fondo: ma di questa assenza importa poi veramente a qualcuno?

IL MERCATO PUBBLICO

Non si può terminare questa riflessione senza accennare ad una realtà che è andata sempre più influenzando la produzione di opere d’arte nell’ultimo stralcio di millennio: il mercato pubblico.
Una delle forze che ha cambiato il corso delle discipline creative in questo ultimo secolo è senz’altro il mercato pubblico. Sempre negli ultimi anni al posto dei movimenti spontanei si sono sviluppate altre correnti, ben diverse da quelle pionieristiche delle origini. L’arte, quella autonoma, cioè prodotta a fini esclusivamente culturali, ha trovato sempre più la sua naturale collocazione nei grandi circuiti economico commerciali sostenuti con denaro pubblico. Se da un lato queste strutture assicurano una maggiore autonomia delle opere rispetto al mercato privato dall’altro si rivelano un sistema per favorire non già la qualità, ma le buone conoscenze fra i membri dell’apparato critico e politico. Non si nega che questi organismi riducano sempre di più la distanza fra arte e istituzioni, ci si chiede più che altro qual è la differenza fra la condizione degli artisti che lavorano per questi regimi e quelli che lavorano per i regimi totalitari. Stanti le diversità, comunque una cosa è certa, il tempo degli artefici pionieri è finito, è giunto il tempo dell’autonomia fabbricata dai mercanti d’arte d’avanguardia.

INDIRIZZI POETICI ATTUALI

Biennale di Vienna
Nam June Paik
ISTALLAZIONE (1993)

Videoinstallazione
Paolo Borghi
EROSIONE IMPOSSIBILE (1990)
Bronzo, altezza cm. 32 – larghezza cm. 54

Museo delle Arti, Montreal
Riccardo Dalisi
MARIPOSA (1989)
Panca

Museo delle Arti, Montreal
Anish Kapor
PER ACCOGLIERLO IN SÉ (1983)
Legno, polistirolo, gesso e pigmenti, panca

Veniamo ora agli indirizzi prevalenti nelle attuali poetiche. Fine precipuo dell’arte nell’epoca della globalizzazione è sopravvivere per non rassegnarsi a vivere in un mondo fatto su misura per gli interessi borghesi. La maniera in cui l’arte intende tener fede a questo impegno è operando per contrastare gli effetti della globalizzazione. Come? Continuando a combattere fenomeni quali il conformismo visivo, la lettura a senso unico, l’omologazione lessicale causata dallo strapotere dei mass-media. Attraverso quali vie lo intende fare l’arte anti-integrazionista appare abbastanza chiaro. Ci sono le strade già sperimentate come quelle percorse dalla Op Art e dalla Pop Art, quindi ci sono le nuove tendenze etniche in cui ai linguaggi globalizzati si contrappongono quelli delle minoranze linguistiche, quindi ancora intende farlo con l’invenzione continua di nuovi percorsi visivi e di nuove poetiche che incrementino nuovi modi di vedere il mondo, insomma con l’incoraggiamento dei linguaggi personalizzati.
Gli indirizzi espressivi delle ultime correnti anti-integrazioniste abbracciano una vastissima gamma di forme. Si va dall’iperrealismo all’astrattismo, dalla gestualità al ritorno alla manualità; c’è di tutto, di più. Ciascuna delle tendenze anti-integrazioniste però hanno un comune denominatore, cioè un più esasperato senso di estraneità dell’arte nei confronti del mondo moderno: l’arte è un elemento di disturbo, un corpo estraneo nella moderna società tecnologica.
Con il richiamo a queste tesi fondamentali possono essere spiegate molte delle infinite espressioni poetiche contemporanee: l’arte post-concettuale, la nuova classicità, la nuova ricerca multimediale, la nuova pittura, il post-minimalismo, la nuova scultura, la transavanguardia.
Ovviamente le problematiche attuali sono aperte alla partecipazione di chiunque abbia nuove proposte di soluzione da avanzare.
Le risposte a queste problematiche sono per il momento raggruppabili in quattro tipi:

  1. continuare sulle stesse linee d’intervento delle neo-avanguardie, cioè continuare un’arte di contestazione;
  2. riprendere, sviluppare e approfondire i contenuti delle principali poetiche sperimentaliste dei più significativi maestri “visivi” della seconda metà del Novecento, ovvero continuare la ricerca visiva fine a sé stessa;
  3. rivisitare correnti e maestri del Novecento per utilizzarne i linguaggi e rapportarli alla nuova realtà sociale, vale a dire promuovere l’eclettismo e il citazionismo;
  4. alienare sempre di più l’arte dalla dimensione moderna della società, ovverosia collocarsi fuori del tempo.

TENDENZE PRINCIPALI DEL POST-MODERNISMO

Giunti che siamo a questo punto passiamo a tracciare il profilo critico dei principali orientamenti contemporanei. Nell’ordine abbiamo:

  1. La rivoluzione permanente; l’arte come modo d’essere controtendenti. Di questa posizione l’unica cosa a lasciare perplessi è che l’espressione critica va ad alimentare il mercato controllato dalla classe sociale criticata dagli artisti, la cosa risulta dunque alquanto paradossale.
  2. Il ritorno alle espressioni storiche, cioè a dire fare del cosciente manierismo. Lodevolissima quanto logica conseguenza: proseguire commentando ed approfondendo le varie correnti artistiche che hanno segnato il corso dell’arte moderna. Così facendo si rinuncia alla rivoluzione permanente e c’è il rischio di cadere nel citazionismo o nella migliore delle ipotesi nel culturalismo.
  3. La ricerca continua. Qui il rischio è la gratuità. Chiunque può dire di fare ricerca; il problema è vedere quanto la ricerca sia interessante e suscettibile di sviluppi, quanto invece sia vacua.
  4. Lo storicismo, cioè ritorno alla storia dell’arte. In questo caso è come dire che l’esperienza avanguardista si è chiusa, dunque non c’è altro da fare che tornare a rivolgersi al passato. Ma l’esperienza avanguardista non si può dire veramente chiusa, la ricerca non è finita, la spinta rivoluzionaria ha ancora qualcosa da dire, ha ancora ragione d’essere.
  5. Il realismo, ma questa linea di ricerca viene ormai più seguita soprattutto affidandosi alla fotografia, quindi semmai si deve parlare di realismo in senso espressionista. Anche in questo caso però significherebbe non credere più nell’efficacia dell’azione rivoluzionaria in una situazione dove non esistono più le condizioni, semplicemente perché non esiste più la situazione da cui le rivoluzioni prendono alimento, per lo meno in Occidente. L’arte rivoluzionaria può avere ancora una ragione d’essere in altre situazioni, in altre realtà come quelle delle nazioni oppresse. Ma guardando alle esperienze provenienti da tali fronti non ci si potrà certo sorprendere di vedere un linguaggio molto simile a quello prodotto in Occidente negli ultimi cinquant’anni: siamo in un mondo globalizzato.
  6. Il surrealismo. Rimane ancora un campo ricco e produttivo sebbene inizi a battere la fiacca dovuta soprattutto al compiacimento che spesso offusca l’autenticità delle manifestazioni e il manierismo che investe il settore. Le opere surrealiste sono sempre più controllate e gli effetti volutamente ricercati con conseguente annullamento della spontaneità dei risultati che ne qualifica l’esistenza.

Ricapitolando dunque: le linee moderne sono:

  1. Rivoluzione permanente
  2. Ritorno alle radici, ai movimenti d’avanguardia del Novecento
  3. Ricerca continua
  4. Ritorno alla storia dell’arte
  5. Realismo espressivo
  6. Surrealismo.

Mi pare che ne manchi uno: ritorno alla natura.
Da quanto è dato vedere le realtà espressive in cui si ritrovano questi orientamenti sono costituite dalle installazioni, la Computer Art, la Video Arte, il neo-figurativismo. Le installazioni sono operazioni di origine dada, dove continua a prevalere il concetto che associa l’arte al non funzionalismo dell’opera; nella Computer Art prende corpo la maggior parte dell’astrattismo attuale di matrice geometrica; la Video Arte si può considerare una specie di installazione virtuale, insomma una performance; nel neo-figurativismo sono comprese tendenze quali il neo-surrealismo, il neo-espressionismo, il graffitismo, e la nuova classicità.
Delle prime c’è da dire che ci troviamo di fronte a rivisitazioni sempre più scenografiche, mentre per quanto riguarda l’ultima vale la pena spendere qualche parola in più.

LA NUOVA CLASSICITÀ

Carlo Maria Mariani
OTTAVO SOGNO-IL POTERE (1993)
Olio su tela, altezza cm. 121 larghezza cm. 89

Dopo la scomparsa dell’arte l’unica sua ragion d’essere, oggi, nell’attuale società industriale e tecnologica, è rappresentata dalla volontà di conservare nelle opere attuali una sua impronta come memoria del passato: se la libera creatività è morta non ci può essere arte nel futuro, ma solo nel passato.
Le manifestazioni poetiche più recenti, come la nuova classicità, l’anacronismo e la nuova pittura neo-espressionista, si possono comprendere ancor di più se lette anche come espressioni di questa volontà di conservazione della memoria dell’arte. Al punto d’arrivo della Conceptual Art, con la sospensione della produzione di tutti i valori, i nuovi indirizzi figurativi oppongono la loro ricerca dei valori nella storia dell’arte. In essi si opera il ribaltamento della situazione critica corrente: non sono più le tecniche meccaniche a dover acquisire peso per portarsi a livello di quelle manualistiche, ma sono queste ultime a non doverne più perdere per non estinguersi.
In queste correnti si palesa in modo quanto mai eloquente il divario fra arte e società. Tuttavia rimane da vedere come si conciliano i loro assunti che ripristinano il concetto di oggetto di valore con la problematica del declassamento dell’arte a produttrice di oggetti non commerciabili.

TENDENZE DELL’ARCHITETTURA CONTEMPORANEA: HIGH TECH

Centro Pompidou, Parigi
Richard Rogers – Renzo Piano
ESTERNO (1971/1977)

Spostandoci sull’architettura c’è da rilevare, in particolare, la tendenza a contrastare il barocchismo tecnologico con la rinnovata fede nel razionalismo.
Una delle tendenze attuali che si sta affermando a livello planetario è lHigh Tech, ovvero l’architettura ad alta tecnologia, che annovera fra i suoi maggiori esponenti l’inglese Richard Rogers e Renzo Piano. Insieme firmano il Centre Pompidou di Parigi, un museo che ospita una delle più imponenti raccolte di arte contemporanea del mondo. Caratteristica dell’High Tech è l’utilizzo di materiali tecnologicamente avanzatissimi: molto acciaio, alluminio, vetro, poco cemento. Risultato? Edifici immensi che sembrano in fase di costruzione con la carpenteria ancora addosso. Di Renzo Piano è anche il Kansai International Airport di Osaka. Non un semplice aeroporto ma un’intera isola artificiale. Le sue strutture possenti riprendono l’idea nerviana della forma qualificata dalla statica. Altri esempi di High Tech sono la modernissima stazione di Lione Satolas costruita fra il 1989 e il 1994 su progetto di Santiago Calatrava, spagnolo, quindi la stazione di Lille in Francia di Jean Marie Duthilleul; High Tech si può considerare anche l’intero quartiere della Défense con il grande arco quadrato.

Museo Guggenheim, Bilbao
Frank O. Gehry

ESTERNO (1992/1997)

Chat Day, Venice, California
Frank O. Gehry

Museo d’Arte Moderna,
San Francisco
Mario Botta

Nuova Galleria di Stato,
Stoccarda
James Stirling

Per chiudere il quadro occorre ricordare che in opposizione all’High Tech si è andata sviluppando recentemente una nuova tendenza definita destruttutalismo. In questo nuovo indirizzo c’è la propensione ad inserire forme sempre più liberamente inventate e articolate che danno l’idea di equilibrio precario, momentaneo, al posto di quelle geometriche, perfette e rispondenti a ferree logiche matematiche. Uno degli architetti che impersonano questa tendenza è il canadese Frank O. Gehry, classe 1929. Fra le sue opere più significative ci sono il Museo Guggenheim di Bilbao, in Spagna, e il Chat Daya Main Street, Venice, California. La prima opera (seconda in ordine cronologico) è costituita da una serie di spazi concavi e convessi che si intersecano fra loro a formare un complesso volumetrico dal carattere irregolare. Questo gioco da origine ad un movimento sgangherato di masse che suscita l’idea di un edificio che sta lì lì per crollare. All’esterno è rivestito di scaglie di titanio le quali riflettono la luce ambiente, registrandone le variazioni continue. Tale accorgimento conferisce all’edificio un colore diverso a seconda del tempo, dunque un aspetto mutevole. Nella seconda opera Frank inserisce un binocolo gigantesco, alla cui realizzazione chiama a partecipare il coetaneo Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen (1942-2009).
Stante il manierismo di Gehry la tendenza razionalista comunque continua oggigiorno attraverso l’opera dello svizzero Mario Botta, autore del Museum of Modern Art di San Francisco in California, e lo scozzese James Stirling (1926-1992), autore della Nuova Galleria di Statodi Stoccarda e del monumentale palazzo per uffici di Poultry Street di Londra, terminato nel 1998, dopo la sua morte.
Con ciò siamo arrivati alla fine del racconto performante che ci ha accompagnato durante la navigazione attraverso la storia dell’arte a bordo della Nuova Argo. Grazie per avermi seguito. Addio.


Bibliografia arte del periodo romantico o moderno

Frank Lloyd Wright, Testamento, Giulio Einaudi Editore, 1963

Leonardo Benevolo, Le origini dell’urbanistica moderna, Editori Laterza, 1968

K. Marx, F. Engels, Scritti sull’arte, a cura di Carlo Salinari, Editori Laterza, 1970

Bruno Zevi, Il linguaggio moderno dell’architettura – Guida al codice anticlassico, Giulio Einaudi editore s.p.a., 1973

Giulio Carlo Argan, l’arte moderna, Sansoni per la scuola, 1988

Piero Adorno, L’arte italiana – volume terzo – tomo primo – Dall’illuminismo alle correnti artistiche europee dell’Ottocento, Casa editrice G. D’Anna, Nuova edizione 1993

Piero Adorno, L’arte italiana – volume terzo – tomo secondo – Il Novecento: dalle avanguardie storiche ai giorni nostri, Casa editrice G. D’Anna, Nuova edizione 1993

Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, Arte nel tempo Dall’età dell’Illuminismo al Tardo Ottocento, Bompiani/per le scuole superiori, ristampa 1995

Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, Arte nel tempo Dal Postimpressionismo al Postmoderno, Bompiani/per le scuole superiori, ristampa 1995

Gillo Dorfles, Angela Vettese, Arti visive 3A – Il Novecento – protagonisti e movimenti, Atlas, 2000

Arnold Hauser, Storia sociale dell’arte – Volume terzo – Rococò Neoclassicismo Romanticismo, Giulio Einaudi editore, 2001

Arnold Hauser, Storia sociale dell’arte – Volume quarto – Arte moderna e contemporanea, Giulio Einaudi editore, 2001

David Sylvester, Interviste a Francis Bacon, Skira Editore, 2003

Gillo Dorfles, Francesco Laurocci, Angela Vettese, Storia dell’arte 3 – L’Ottocento, Atlas, 2004

Sebastià Roig, Dalí Il triangolo dell’Empordà, Triangle Postals, 2004

Antoni Pitxot, Montse Aguer, Teatro-museo Dalí di Figueres, Fondació Gala-Salvador Dalí Triangle Postals, 2005

Juan Eduardo Cirlot, Gaudí – introduzione alla sua architettura, Triangle Postals, 2008

Michele Dantini, Paul Klee – Epoca e stile, Donzelli editore, 2018