VISITA AL PALAZZO DI CNOSSO CORTILE OCCIDENTALE INGRESSO PRINCIPALE
ALA SUD – CORRIDOIO PROCESSIONALE
PROPILEI MERIDIONALI
ALA OVEST – PIANO NOBILE
L’ARTE CRETESE-MICENEA A CRETA NELLA SALA DEL TRONO
IL TESORO
MAGAZZINI OCCIDENTALI
ALA EST – GRANDE SCALA REGIA
STANZE DEL RE
STANZE DELLA REGINA
ALTRI AMBIENTI
ALA NORD – PROPILEI SETTENTRIONALI


VISITA AL PALAZZO DI CNOSSO

Museo Archeologico, Heraklion, Creta
RICOSTRUZIONE DEL PALAZZO DI CNOSSO

CORTILE OCCIDENTALE

INGRESSO PRINCIPALE

La strada principale per il labirinto correva a sud ovest del palazzo e terminava in un grande cortile pavimentato, leggermente sopraelevato rispetto al piano del terreno. Situato nella parte ovest dell’intero complesso, questo vasto spazio costituiva una immensa corte lastricata a cui gli archeologi hanno dato il nome di cortile occidentale. Il lato del palazzo per chi si fosse trovato nella corte di ponente doveva apparire come una grande parete, traforata di tanto in tanto da finestrelle quadrate allineate, distanziate tra loro ad intervalli regolari, rifinita alla sommità da loggiati che preannunciavano la ricchezza architettonica dell’interno.
Il cortile occidentale presentava dei percorsi rialzati (marciapiedi tutt’oggi ben visibili) la cui funzione è da mettere in relazione alle processioni che si svolgevano nel palazzo e che spesso proseguivano anche fuori del suo perimetro. All’incirca al centro dell’area, contrassegnate da tre fosse circolari, si trovano le cosiddette kouloures, cioè ciambelle, dei pozzi in pietra che servivano molto probabilmente a raccogliere gli oggetti sacri utilizzati durante le funzioni religiose, oppure fungevano da deposito, ma non si sa di cosa. Un marciapiede confluiva all’ingresso occidentale del palazzo, ove il re, forse, riceveva personalmente i visitatori.
A ridosso della banchina che conduceva verso l’ingresso ovest si articolavano alcuni locali adibiti a magazzini; adiacenti invece ai propilei occidentali si aprivano la portineria e uno spazio destinato al re, che vi sostava durante lo svolgimento delle processioni rituali.


ALA SUD

CORRIDOIO PROCESSIONALE

Museo Archeologico, Heraklion, Creta
PROCESSIONE (1500/1400 a.C. circa)
Pittura murale proveniente dal palazzo di Cnosso (molto restaurata)

Dalla porta ovest si dipartiva un lungo corridoio che abbracciava tutto il lato sud. Da qui si distaccavano tre collettori che portavano da un lato ai magazzini e al piano nobile attraverso i propilei, dall’altro alla corte centrale attraverso due gallerie. Visto dall’esterno il corridoio processionale doveva apparire come un lunghissimo porticato caratterizzato dalla sequenza delle tipiche colonne minoiche. Queste, fatte di legno e dipinte prevalentemente di rosso, avevano una forma assai particolare. La base si trovava a diretto contatto con il davanzale, era tonda e molto schiacciata; il fusto, tozzo, era un tronco di cono con la base inferiore (imoscapo) più piccola della base superiore (sommoscapo), ovvero era rastremato verso il basso invece che verso l’alto, come sarà poi la colonna classica; il capitello, che si articolava con la soprastante architrave, era costituito da due elementi: l’echino, a forma di ciambella abbombata, detto capitello a cuscinetto, e l’abaco, a forma di prisma a base quadrata, molto schiacciato.
Sotto il corridoio processionale si distingueva un secondo porticato. Appariva come un corpo avanzato, caratterizzato dalla sequenza di tozzi pilastri a sezione quadrata. Si trattava del corridoio d’accesso dalla porta sud.
All’interno il corridoio processionale doveva presentare le pareti riccamente decorate da una folta schiera di personaggi, circa 500, rappresentati in fila indiana, uno dietro l’altro come in una processione, e recanti offerte rituali. La presenza di queste immagini ha indotto gli studiosi a ritenere il corridoio un qualcosa di più che un semplice disimpegno, di qui il termine di corridoio processionale. I brandelli di questo dipinto, come tutti quegli altri che si osservano oggi in loco, sono copie istallate appositamente allo scopo di dare almeno una qualche idea del tipo di ambiente che si sarebbe incontrato se si fosse vissuti all’epoca. I rimasugli degli affreschi originali sono stati tutti staccati e portati al sicuro e al riparo dalle intemperie nel Museo di Heraklion.

PROPILEI MERIDIONALI

Cnosso, Creta
PROPILEI MERIDIONALI

Dopo aver piegato a sud, presso la porta meridionale, il corridoio processionale incontrava un passaggio a più aperture (polythyron). Di qui si accedeva ai propilei, al plurale, in quanto erano costituiti da due spazi comunicanti, posti a due livelli differenti.
I propilei sono degli ingressi monumentali, o per lo meno marcati da un aspetto, un profilo estetico che ne sottolinea il diverso peso rispetto agli altri ingressi. Nella fattispecie si trattava di una sala dalla forma prismatica a base quadrata, aperta su due lati e chiusa sugli altri due. Il soffitto, piatto, era sorretto da quattro architravi che si incrociavano ad angolo retto in modo da suddividere lo spazio interno in tre navate, di cui quella centrale più ampia rispetto a quelle laterali. Il soffitto presentava un vuoto al centro, un lucernario, per consentire l’illuminazione del vano interno, privo di finestre. Il sistema di travature era sostenuto da due colonne di tipo minoico, candide e da due massicci pilastri, candidi anch’essi. Sulle pareti delle due navate laterali furono ritrovate le mirabili pitture murali raffiguranti portatori di rhyton (una brocca rituale per libagioni a forma di cono allungato), che molto verosimilmente dovevano andar a concludere (o ad aprire) il corteo che si dipanava lungo tutto il corridoio processionale.

Museo Archeologico, Heraklion, Creta
IL PRINCIPE DEI GIGLI (1550/1450 a.C.)
Pittura murale e rilievo in stucco, proveniente dal palazzo di Cnosso (molto restaurata)

Dai propilei, svoltando verso sinistra, si accedeva alla zona dei magazzini, salendo per un’ampia scalinata si passava invece ai piani superiori di rappresentanza.
Proseguendo verso est si incontravano due corridoietti che immettevano direttamente nella corte centrale. Sulla parete interna del secondo Evans (1851-1941) rinvenne un altro dei pezzi forti dell’arte cretese, il cosiddetto “principe dei gigli”, uno stralcio di pittura murale in rilievo raffigurante un giovane con un copricapo fatto di penne, interpretato come una corona. Passate le deviazioni per il cortile il corridoio processionale si collega con l’ala est del palazzo trasformandosi in una scala porticata.


ALA OVEST

PIANO NOBILE

Museo Archeologico, Heraklion, Creta
BUSTO DI FANCIULLA (XVII/XV sec. a.C.)
Conosciuto come “La Parigina”
Frammenti di affresco proveniente dal palazzo di Cnosso
altezza cm. 25

Lo scalone che si inerpicava dietro i propilei meridionali conduceva dritto dritto al santuario delle tre colonne, il trikionio, uno stanzone tripartito da una doppia fila di sostegni, di cui la prima costituita da colonne minoiche e la seconda da pilastri. Proseguendo verso nord, a sinistra del trikionio, al di sopra dei magazzini occidentali, si apriva la grande sala delle riunioni: un vasto ambiente a pianta quadrata, con due grandi colonne al centro. Ancora più avanti, dietro la sala delle riunioni, si apriva la cosiddetta sala del santuario, dalla quale proviene uno dei più celebri frammenti di pittura murale cretese, raffigurante il volto di una giovane donna, universalmente conosciuta come “la parigina”. “La parigina” risale all’epoca delle ristrutturazioni micenee e insieme al corteo del corridoio processionale potrebbe aiutarci a renderci ancora più edotti sul tipo di orientamento figurativo seguito ai tempi di Minosse. Ma sull’appartenenza al periodo cretese-miceneo dell’accattivante fanciulla e della lunga fila di giovani offerenti ci sono forti dubbi.
La sala del santuario era divisa in tre navate uguali da una doppia fila di tre colonne ciascuna. Di fronte, proprio al di sopra della sala del trono, accanto alla copertura del cavedio d’illuminazione del vano scala, si trovava la cosiddetta “sala delle stanze”, un locale dove attualmente sono raccolte copie di una buona parte dei resti delle pitture murali rinvenute in varie zone del palazzo e qui collocate per volontà di Evans.
Vale la pena in questa sede menzionarle solo in relazione alle loro tematiche, accennando solo per questioni testuali alle rispettive dislocazioni spaziali.
Sulla parete orientale della sala, a sinistra della porta d’accesso alla terrazza che si protende verso il cortile centrale, stendendosi sulla sala del trono, si trova l’altro celebre brano di pittura murale cretese, la taurocatapsia, termine che significa “gioco con il toro”; sulla parete nord ci sono le cosiddette “dame azzurre”: entrambe le pitture sono state ritrovate nell’ala est del palazzo. Sulla parete occidentale, alla destra della porta d’accesso alla sala sono stati installati, uno sopra all’altro, due dipinti di modeste dimensioni, ritrovati nel settore delle cantine a nord della sala del trono. In entrambi i brani sono raffigurate feste di palazzo. In quello di sotto è stata raffigurata una festa ambientata nel bosco sacro di Cnosso, fra gli ulivi, dove uomini e donne assistono ad una danza sacra con le mani rivolte verso l’alto in segno di esultanza; quello di sopra ha come tema un’assemblea religiosa in un luogo aperto del palazzo. Da questo dipinto è possibile farsi un’idea dell’aspetto esteriore della corte centrale e del trimeres iero, di cui si intravede la facciata (anche se la raffigurazione non ricalca fedelmente l’originale). Il trimeres iero era un santuario dalla facciata tripartita, all’interno del quale era custodito il tesoro di corte.
Proseguendo sulla stessa parete, a sinistra della porta, c’è il primo dei tre deliziosi branetti provenienti, secondo alcuni, dall’esterna, non meglio identificata, casa degli affreschi, secondo altri invece dal luogo che Evans denominò genericamente le celle. In esso c’è raffigurato un uccello azzurro su uno sfondo di rocce screziate, circondato da iris e rose selvatiche.
Sulla parete sud, dislocati alla destra e alla sinistra del pozzetto d’illuminazione loggiato, aperto sul bagno lustrale della sala del trono sottostante, ci sono collocati due frammenti pittorici dove spiccano scimmie azzurre in mezzo a rigogliosi giardini, con piante e fiori di tutti i tipi e di tutti i colori. Le scimmie azzurre, forse dei cercopitechi, appaiono addomesticate, sono colte nell’atto di raccogliere quelle che sembrano essere canne di papiro e gigli. In mezzo ai due spezzoni con le scimmie azzurre è collocato un riquadro con su raffigurate delle foglie di una pianta grassa, tipo agave, contorte e irte di spine. Infine, tornati sulla parete est, questa volta a destra della porta però, c’è il gustosissimo frammento in cui un ufficiale minoico guida dei mercenari africani. Tutte le pitture sono del periodo neo-palaziale.

L’ARTE CRETESE-MICENEA A CRETA NELLA SALA DEL TRONO

Cnosso, Creta
SALA DEL TRONO

L’ala occidentale si elevava di due piani rispetto al livello del terreno, per cui dalla sala delle stanze per raggiungere la corte centrale si doveva scendere. Il collegamento era assicurato da un secondo scalone di 12 gradini, detto ipostilo, in quanto il soffitto era sorretto da due colonne poste al centro della gradinata. Sempre a partire dalla sala delle stanze salendo invece di altri 17 gradini ci si portava al terzo livello, al piano della copertura, che aveva anche funzioni di piattaforma difensiva.
Una volta raggiunto il piano terra, svoltando a sinistra, si accedeva alla sala del trono. Questa era preceduta da un’anticamera o vestibolo che si affacciava sulla corte centrale attraverso un polythyron quadriforo, ovvero una porta a quattro aperture. A ridosso delle pareti nord e sud, si trovavano dei sedili in pietra, mentre al centro della parete nord, nel punto esatto in cui Evans rinvenne un mucchietto di carbone, era sistemato un trono in legno, del tutto uguale a quello in gesso alabastrino che si trova tuttora nella sala del trono vera e propria. Al centro del vestibolo doveva esserci un grande bacile di porfido per le aspersioni purificatrici, lo stesso ritrovato da Evans, rovesciato, a ridosso di una parete, e oggi posto (non so perché) al centro dell’adiacente camera del seggio reale. La funzione dell’anticamera non è stata ancora chiarita del tutto. Forse doveva essere quella di preparare il passaggio nell’altra sala, più importante, dove si riuniva il re con il consiglio supremo, ma poteva anche essere un ambiente adibito ad uffici diversi da quelli che si svolgevano in quest’ultima sede.
La sala del trono vera e propria aveva a che fare con la doppia funzione, politica e religiosa, del minosse, come dimostrano i vasi in alabastro a forma di pane, e perciò detti paniformi, rinvenuti durante gli scavi eseguiti in questo ambiente. Detti vasi venivano usati durante le cerimonie destinate a placare le ire degli dèi.
La forma dello spazio interno ricalca quella di un parallelepipedo posto con l’asse maggiore perpendicolarmente a quello della corte centrale. La stanza prende il nome dal trono di Minosse, ritrovato miracolosamente intatto al centro della parete nord, addosso al muro, fra due ali di banchi di pietra, esattamente nello stesso punto in cui si trova oggi. La sua sagoma riprende quella dei seggi in legno in uso sempre presso i minossi cretesi, come dimostrano chiaramente le gambe incise nel monoblocco e il ritrovamento dei resti carbonizzati del seggio regale del vestibolo. Sullo scanno sedeva il re, anche sacerdote, a presiedere le funzioni laiche e sacre, in mezzo agli altri dignitari di corte, i quali a loro volta trovavano posto sulla panca di pietra “incollata” al muro. Sulla parete ovest della sala si apriva un piccolo santuario dove il re-sacerdote si ritirava per digiunare e pregare. Di fronte al trono si trovava il bagno lustrale. Fino a non molto tempo fa era considerato un piccolo bacino per le purificazioni. Ci si accedeva tramite una breve scala loggiata che conduceva ad un’area sommersa dall’acqua, dove il re e i gli altri dignitari si bagnavano per purificarsi: insomma, una sorta di fonte battesimale pagana. Oggi questa ipotesi è stata rivista alla luce di una osservazione molto semplice. Cioè fu notata alla base del bacino la totale assenza di fori per l’uscita dell’acqua, ragione per cui la supposizione che queste strutture contenessero acqua dovette essere riconsiderata. Attualmente si è orientati a ritenere questi ambienti adibiti ad abluzioni rituali, ipotesi suffragata dal ritrovamento di numerosi resti di anfore ed altri contenitori per liquidi.
La comunicazione fra il vestibolo e la sala del trono era assicurata da un polythyron a due aperture.
I pavimenti delle due sale erano lastricati con pietre ferrose nere dette sideropetre, tagliate in forme irregolari, cementate con stucco rosso e incorniciate da lastre di gesso disposte in modo da disegnare una trama quadrata.
Curiosità: il sedile del presidente del tribunale internazionale dell’Aja è ricalcato sul modello del trono di Minosse, visto che questo è stato il seggio del primo giudice del mondo.
Dell’intero complesso di Cnosso la sala del trono è ritenuta la parte più tarda. Rappresenta una delle poche parti del palazzo su cui gli esperti si trovano d’accordo sulla data di edificazione, o, sarebbe meglio dire di riadattamento: 1450/1375 a.C. Il suo inserimento nel contesto palaziale è talmente naturale che resta difficile trovare delle differenze sostanziali fra l’architettura di questa sala e quella del restante impianto immobiliare. Quel che si può dire sulla base della conoscenza degli spazi micenei è che qui a Cnosso l’architettura achea si fa più ariosa, meno greve e asciutta.
Come nell’architettura anche nella pittura cambia poco a Creta fra Cretesi e Micenei.
È sempre la leggenda a dirci che il palazzo del re era riccamente decorato e che lo stesso Dedalo ne curò il programma e la realizzazione. In particolare le pareti della sala del trono erano abbellite dalle immagini di grifoni accucciati tra piante a forma di canne papiriformi. Il motivo della decorazione è da mettere in relazione con la credenza che il grifone sia stato il simbolo della divinità nei suoi tre aspetti fondamentali: quello celeste con la testa di aquilone, quello terrestre con il corpo da leone e quello infernale con la coda di serpente.
Da quanto è possibile dedurre dall’analisi stilistica del linguaggio espressivo di quel che rimane delle figure alate si può cogliere la presenza di qualche nuovo elemento che potrebbe rimandare direttamente alla cultura achea, quale una certa tendenza all’austerità negli atteggiamenti, all’imponenza e alla schematizzazione delle figure, all’irrigidimento rituale delle posture, nonché all’uso di una gamma cromatica meno brillante rispetto a quella utilizzata nel periodo precedente: in altri termini le figure di questo periodo si avvicinano maggiormente a quelle egizio-orientali. Ciò non sta a significare un ritorno al passato però, ma un indurimento in senso espressionistico della stilizzazione impressionistica mediterranea propria dei Minoici, più sensibile al movimento, alla luce e ai colori della natura. Tuttavia non bisogna dimenticare che le figure della sala del trono dovevano ornare un ambiente riservato alle più alte cariche dello stato cretese, dunque si dovevano esprimere in termini di solennità e decoro. Probabilmente è questo l’orientamento dell’arte dedalica. Tuttavia resta il problema che per arte dedalica in storia dell’arte s’intende la produzione relativa ad un periodo posteriore di almeno trecento anni dove si configurano altri contenuti.

IL TESORO

Continuando il giro, a sud dello scalone ipostilo si trovava il trimeres iero, ovvero il santuario tripartito, uno spazio poco profondo, arricchito da una facciata articolata in tre aperture colonnate e architravate, decorate alla sommità da un motivo a forma di merlo medioevale, che alludeva probabilmente alle corna taurine. Era questo delle corna taurine un elemento decorativo che coronava l’intero palazzo, a significare la sacralità che aveva il toro presso i Minoici.
Alle sue spalle, accanto ad una saletta detta della botte alta, per via del pithos, ovvero una giara ivi rinvenuta ancora intera, si trovava il tesoro del santuario, una vera e propria stanza del tesoro, dove venivano conservati tutti gli oggetti preziosi donati come offerta alle divinità, nel corso delle celebrazioni religiose.
In questa stanzetta, dentro fòsse rivestite di piombo scavate sotto il pavimento, sono state ritrovate, fra le varie cose, due statuette di faïence (ceramica smaltata, tipo maiolica), raffiguranti divinità a seno nudo, con le braccia aperte, che stringono fra le mani due serpenti e perciò dette dèe dei serpenti.
Il porticato posto più a sud del trimeres iero dava accesso al santuario delle cripte, un’aula ipostila costituita da un vestibolo e due stanze in sequenza dette cripte, caratterizzate dalla presenza di un grosso pilastro centrale. Di queste la più occidentale era destinata al sacrificio degli animali, immolati per omaggiare la bipenne, il simbolo della sovranità divina cretese. I pilastri portavano incisa una doppia ascia la cui presenza conferiva loro il carattere di betili, ovvero pietre sacre, rappresentazione aniconica della divinità.

MAGAZZINI OCCIDENTALI

Cnosso, Creta
MAGAZZINI OCCIDENTALI

A sinistra dello scalone d’accesso al piano nobile un disimpegno a gomito portava ad un primo gruppo di magazzini, dove, entro enormi otri, venivano conservati i principali prodotti di consumo quotidiano, quali olio, vino, cereali vari e miele. Ai magazzini occidentali, come veniva detto questo primo gruppo di depositi, si accedeva anche da uno stretto disimpegno che si apriva a ridosso del muro esterno sinistro dei propilei meridionali. Il loro numero doveva aggirarsi intorno alle 21 unità in un primo tempo, sceso poi a 18 in epoca neo-palaziale. La loro struttura consisteva in una serie di celle poste una di seguito all’altra, profonde, strette e senza finestre; tutte attestate su un corridoio di servizio. All’interno delle singole celle si trovavano dei “cassetti” scavati direttamente nelle pareti, la cui funzione era quella di custodire utensili preziosi e vasetti. Altri “cassetti” erano scavati sotto il pavimento ed erano sigillati da fogli di piombo; forse servivano a contenere liquidi. Per l’illuminazione si ricorreva a lampade alimentate ad olio: poco efficaci e molto pericolose.


ALA EST

GRANDE SCALA REGIA
Cnosso, Creta
GRANDE SCALA REGIA

La parte orientale era divisa in due grandi zone: quella sud era formata dagli appartamenti reali, quella nord dai laboratori e da altri magazzini. L’ala est saliva di un piano dalla parte della corte centrale, scendeva di due dalla parte opposta. I piani erano collegati dalla grande scala regia, una scalea loggiata, o, se si preferisce, una loggia scalinata, che costituiva l’accesso solenne agli appartamenti reali. La grande scala in realtà era un disimpegno articolato, costituito da un primo tratto fatto a gradini e un secondo pianeggiante. In questo secondo tratto, caratterizzato da una pianta a “L”, guardie armate erano piantonate giorno e notte a tutela dell’incolumità fisica del re e della regina. Le pareti dei suoi muri interni erano decorate con scudi dalla caratteristica forma a 8, posti in sequenza, ciascuno fabbricato con sette pezzi di pelle bovina, cuciti uno sull’altro.
Naturalmente per raggiungere la loro dimora i sovrani non adoperavano sempre la scala di rappresentanza; per l’uso privato c’erano altre scale. Più in particolare una scala secondaria scendeva agli appartamenti reali dipartendosi dalla scala regia.

STANZE DEL RE
Cnosso, Creta
STANZE DEL RE

Una volta giunti al primo piano seminterrato, proseguendo dritto si giungeva ai piani soprastanti, gli appartamenti del minosse; scendendo ancora di un piano si arrivava ad una seconda sala del trono, il megaron del re. Questa sala, che con ogni probabilità serviva per le udienze del sovrano, era in realtà formata da due locali: il primo era detto sala delle bipenni, per via delle ricorrenti effigi parietali raffiguranti l’ascia a doppio taglio; il secondo costituiva invece la vera e propria sala del trono, così chiamata per via del trono in tutto simile, sia nella forma che nel materiale, a quello posto nel vestibolo dell’altra sala del trono, situata al pian terreno dell’ala ovest. Le due stanze comunicavano attraverso un polythyron, l’apertura a più porte di cui si è già parlato in più di una occasione. Il secondo sediario doveva essere coperto da un baldacchino di legno, come si desume dai segni rinvenuti sulla parete. Alle spalle del trono, appesi a mo’ di motivi decorativi, tornavano gli scudi a forma di 8 di pelle vaccina. Di fronte al trono, addossato alla parete nord, si trovava un grande braciere, che serviva probabilmente per la combustione di legni profumati.
I lati est e sud del megaron erano traforati da due polythyra, che immettevano su una veranda la quale a sua volta affacciava sulla valle del fiume Kèrata. Questa parte del palazzo, insieme a quella che segue, sembra risalire all’occupazione micenea, ma i nuovi padroni si limitarono solo a riadattarla alle proprie esigenze, quindi non ne distrussero l’impianto originario, che rimane pertanto di epoca neo-palaziale.

STANZE DELLA REGINA
Cnosso, Creta
STANZE DELLA REGINA
Pittura murale raffigurante un fondale marino con dei delfini (1700/1400 a.C.)

Sempre dalla scalea loggiata si sfociava su un corridoio a più livelli che conduceva agli appartamenti della regina. Anche qui si distingueva il megaron, sala riservata al ricevimento degli ospiti. Al megaron della regina si accedeva anche dalla sala delle bipenni attraverso una porticina che immetteva in un passaggio a doppio gomito.
Il megaron della regina era uno spazio aperto ad est su un patio (cortiletto interno) porticato; dalla parte opposta era in comunicazione con la stanza da bagno: il bagno della regina. Il megaron era riccamente decorato da pitture parietali, con scene naturalistiche incorniciate da fregi ad onda, così detti per via delle spirali dipinte in successione che richiamano il movimento delle onde.
In situ vi è riportata una delle più mirabili raffigurazioni su parete dell’intera civiltà cretese: un dipinto murale rappresentante un fondale marino con ricci, pesci e delfini (più precisamente stenelle). La sala da bagno era un ambiente riscaldato, al centro del quale era posta una vasca in alabastro a sedile, ritrovata miracolosamente intatta sul posto. Le pareti erano rivestite di lastre di gesso nelle parti inferiori e imbiancate a calce in quelle superiori; le due zone erano separate dagli immancabili fregi ad onda. Attraverso un corridoio che aggirava la stanza da bagno si arrivava alla stanza della toeletta della regina, costituita da una bassa banchina di pietra sopra la quale venivano appoggiati gli oggetti che servivano alla cura del corpo. A sud della toeletta si accedeva ad un cortiletto detto delle canocchie, per via delle canocchie incise sui muri. Prima della reimmissione nel corridoio di accesso alle stanze della regina, si articolava un ultimo locale, la tesoreria, un piccolo ambiente in cui sono stati rinvenuti oggetti d’oro, d’avorio, faïence e diaspro.
Stando alla complessità di questa parte dell’abitato ci sembra di poter affermare che la definizione di labirinto è più che mai giustificata.

ALTRI AMBIENTI

A sud degli appartamenti reali si trovavano vari ambienti aggiunti in epoca micenea, la cui funzione e struttura sono ancora in via di definizione. Uno di questi è detto santuario delle doppie asce, luogo dove è avvenuto il ritrovamento, su una banchina di marmo, di alcune statuette di culto raffigurate con le braccia alzate, anch’esse di epoca micenea. Si tratta di ambienti angusti, relazionati tra loro in maniera più lineare e semplice rispetto a quelli di epoca minoica, che confermerebbero la tendenza dei Micenei a contenere gli spazi invece che dilatarli.
Dallo stesso corridoio che conduceva alle stanze reali si dipartiva, in direzione opposta, un passaggio interno che portava all’officina lapidaria o sala del tagliapietre, un laboratorio dove sono stati ritrovati frammenti di opere in fase di lavorazione. Qui si lavorava il basalto, pietra verdastra o rossiccia con cristalli gialli, importata dal Peloponneso, dalla regione del Taigeto, il celebre monte ricordato soprattutto per via del suo legame con le severissime leggi spartane.
Proseguendo verso il lato settentrionale, confinante con l’officina del tagliapietre, si apriva il laboratorio dei ceramisti, denominato “scuola”, ma con ogni probabilità officina del vasaio di palazzo.
Spostandosi ancora più a nord ci si imbatte in un cortile dove una conduttura e un dado di pietra ci rammentano che qui si snodava un raccordo idraulico. La sua funzione consisteva nel raccoglier le acque provenienti dalle coperture a terrazzo dei vari ambienti e quelle del sistema fognario, provenienti dal collettore che correva lungo i lati della scala regia, e convogliarle a valle, verso il Kèrata. In questo luogo furono rinvenuti i frammenti della già ricordata taurocatapsia.
In prossimità ormai della zona settentrionale ci si imbatteva in alcuni locali destinati probabilmente a magazzini privati. Lungo il percorso che risaliva verso il piano della corte centrale s’incontravano, e si incontrano tutt’ora, prima il deposito dei pithoi giganti, chiamato così per via delle giare ivi trovate, le più grandi fino ad oggi mai rinvenute, quindi il magazzino dei pithoi a medaglioni, cosi detti a causa dei sigilli reali ancora intatti trovati all’imboccatura.
Sempre lungo la scalinata, prima di giungere a ridosso degli edifici settentrionali, si passava davanti al bastione orientale, posto a guardia dell’ingresso di levante, l’unica struttura dell’intero palazzo destinata alla difesa, mentre ad ovest s’incontrava il corridoio del zatrikio.
Era il zatrikio un gioco che ricorda gli scacchi. Vari “pezzi” di questo passatempo sono stati ritrovati proprio nel luogo che oggi porta il suo nome (e anche nel caso in questione i reperti possono essere osservati al Museo di Heraklion).
Passati i suddetti locali si giungeva al fine nella zona nord.


ALA NORD

PROPILEI SETTENTRIONALI
Cnosso, Creta
PROPILEI SETTENTRIONALI

Sul lato nord del palazzo si distingueva innanzi tutto l’ingresso monumentale o propilei settentrionali. Questi erano costituiti sostanzialmente da un passaggio che andava restringendosi verso l’interno e a scendere verso l’esterno. Detto passaggio era fiancheggiato da due corridoi porticati, rialzati su poderosi basamenti. Delle due ali ne è stata ricostruita solo una. Qui, sulla parete interna, in un dipinto murale in rilievo, c’è raffigurata una scena di caccia ai tori selvatici: motivo abbastanza ricorrente presso i Minoici.
Ancora più a nord, in prosecuzione dei propilei, si trovava un edificio comunemente noto ai giorni nostri con il termine di “dogana”. Si trattava di un locale a forma di parallelepipedo con otto pilastri lungo il perimetro esterno e due colonne alla fine. Nella parte ovest invece si trovava, di fianco ad una seconda porta d’ingresso, il bagno lustrale settentrionale, uno spazio purificatorio riservato agli ospiti di riguardo. Il locale era formato da una costruzione cubica con una deliziosa scala loggiata. Della funzione dei bacini lustrali ho già detto, quindi non occorre ripeterlo, basta ricordare che, anche in questo caso, in un primo momento si era ipotizzato che il pavimento fosse sommerso da acque ritenute purificatrici.
A nord del bagno lustrale passava la via reale, la più antica di Cnosso. Collegava il palazzo con la cosiddetta “reggia”, o piccolo palazzo, che si trovava fuori del suo perimetro. Arrivata nei pressi del labirinto la strada reale si diramava, conducendo da un lato, dritta per dritta, nel teatro e dall’altro al cospetto del secondo ingresso dei propilei settentrionali. Questi si ricollegavano col cortile occidentale, andando a definire così il punto di giunzione dei vari ambienti.