LA SCOPERTA DELLA GROTTA DI ALTAMIRA

Il 1879 è un anno decisamente fortunato per la storia dell’arte. Il signor Marcelino Sanz de Sautuola, un ricco proprietario terriero che si diletta di paleontologia, si attarda ad eseguire degli scavi proprio ne “la cueva” in cerca di resti preistorici; lo accompagna sua figlia Maria. Marcelino conosce già il sito, ma solo ora si decide ad intraprendere una vera e propria campagna di scavi. I lavori procedono tranquilli quando ad un certo punto Maria, per rincorrere la palla con cui sta giocando, sparisce in un anfratto. Accortosi che la figliola non c’è più Marcelino comincia a chiamarla. Poco dopo la bambina ricompare portando incisi i segni della meraviglia sul volto. Il padre la rimprovera, ma lei come se avesse avuto una visione celeste gli grida: «Papà mira toros pintados!». Maria indica un pertugio sulla sinistra del percorso sotterraneo che si snoda nella pancia della grotta. Marcelino ci si inoltra e dopo qualche metro vede una grande e stretta fessura orizzontale. Di fronte ad essa il Sautuola si blocca ma la sua bambina gli fa chiaro cenno che ci si deve infilare dentro; e lui obbedisce. Una volta dentro, schiena a terra, Marcelino si ritrova faccia a faccia con un gruppetto di figure dipinte: è vero sembrano dei tori! Il paleontologo fa scorrere la luce della lanterna sulle immagini improntate e mano a mano che la volta si illumina, gruppetto dopo gruppetto, compare un’intera mandria di animali in siesta, chi in piedi, chi sdraiato. Si tratta di bisonti, cavalli, cervi, tutte specie scomparse dalla zona da tempo. Subito Marcelino si rende conto di aver fatto una scoperta sensazionale; quello che non può sapere è invece quanto sensazionale. Non sa di essere di fronte alla più estesa pittura rupestre che sia mai stata rinvenuta; sa solo di trovarsi in presenza di un’opera fatta dalla mano dell’uomo delle caverne. L’attribuzione del Sautuola, apparsa l’anno successivo in una pubblicazione, sembra così stravagante agli occhi della comunità scientifica, tutta darwinista, che nessuno vuol credere al capolavoro di un pittore preistorico; eppure non era la prima volta che venivano portati alla luce manufatti artistici risalenti al passato più remoto della storia umana. Certo è che non erano mai state trovate testimonianze così spettacolari e ad un così alto livello di perfezione. La notizia del rinvenimento della grotta crea scalpore e in breve fa il giro del mondo.
Sull’onda dell’entusiasmo la ricerca dei siti antropo-speleologici aumenta vertiginosamente, e dopo di allora innumerevoli sono state le grotte dipinte scoperte. Il loro ritrovamento sotto sedimenti inequivocabilmente paleolitici rende giustizia al Sautuola, il quale però non fa in tempo a godersi la sua rivincita contro i detrattori dal momento che muore prima dell’arrivo delle scuse ufficiali.