ARCHITETTURE MEGALITICA
ORIGINE DEI MEGALITI
LA SCOMPARSA DEI MEGALITI
I MEGALITI: TIPOLOGIE PRINCIPALI
ALLINEAMENTO DI CARNAC
STONEHENGE
NEWGRANGE


ARCHITETTURE MEGALITICA

Tra i nove/diecimila anni prima della nascita di Cristo, in qualche parte della Mezzaluna Fertile (Egitto, Penisola anatolica, Siria, Mesopotamia, Penisola arabica, Medio oriente e Iran), l’uomo scopre casualmente l’agricoltura; un fatto di straordinaria importanza per l’emancipazione umana.
Gli storici chiamano questo nuovo corso evolutivo Neolitico (età della pietra nuova). Nella stessa area, intorno al 3500 a.C. l’uomo scopre la prima lega metallica: il bronzo, ed è una nuova rivoluzione: nasce l’Età del Bronzo. Tra le due epoche si frappone un periodo di mille anni, dal 4500 a.C. al 3500 a.C., chiamato Eneolitico, epoca meglio conosciuta come Età del Rame. È in questo periodo che nei territori delle suddette regioni la preistoria esce definitivamente di scena e lascia il posto alla storia. L’Età del Bronzo viene definita dalla cultura ufficiale protostoria ed è il periodo di fondazione di tutte le principali civiltà antiche. Nell’antica Europa, invece, l’età della pietra nuova perdura per molto tempo ancora, arrivando con le ultime realizzazioni fino a sfiorare il 1000 a.C.
Contemporaneamente alla nascente era dei metalli nel Vicino Oriente, nel continente europeo, ancora in fase tardo neolitica, fioriscono ovunque le prime mega-costruzioni esclusivamente dedicate al culto. Si tratta di opere gigantesche, al limite delle possibilità umane e per questo ritenute dai nostri antenati realizzate da esseri sovrumani. In questo stesso periodo sorge anche la statuaria. È la compagna fedele delle grandi opere architettoniche; insieme costituiscono i primi monumenti della storia.
Gli esordi della stagione delle grandi pietre vengono soventemente raccontati in termini minimalisti. Su una piana erbosa del nord Europa un manipolo di uomini si affaccenda ad innalzare pietre di sbalorditiva grandezza. Nell’operazione utilizzano grosse funi, le attorcigliano strettamente ad un enorme masso affusolato, quindi lo issano: stanno installando il primo monumento cultuale della storia europea, un menhir. L’epoca delle grandi pietre è un’epoca poco conosciuta; nulla si sa di certo su chi ha avuto l’arditezza di innalzare dei monumenti litici costituiti da massi giganteschi posti gli uni sugli altri senza apparente sforzo. La cosa si spiega: tanto più ci si avvicina alle sorgenti della storia umana tanto più i reperti e i dati archeologici si fanno rari e di difficile interpretazione, cosicché le nozioni ricavate possono essere equiparate alle congetture estratte dall’interpretazione di miti e leggende. Tuttavia, nonostante le indagini storico-archeologiche portino sovente a formulazioni teoriche e frammentarie, la conoscenza della preistoria procede a grandi passi. Così della realtà megalitica si sa molto più oggi di un tempo. Ad esempio si sa che la cultura delle grandi pietre levigate è assai più diffusa di quanto si pensasse; è presente in molte regioni della vecchia Europa, dell’Africa e dell’Asia mediterranee, nonché dell’Africa occidentale, India e Giappone. E poi è importante perché nei megaliti c’è la più atavica espressione del sistema trilitico, un sistema che avrà un seguito millenario: si pensi che sarà applicato fino alle soglie dell’epoca attuale, quando verrà definitivamente sostituito dal sistema a “gabbie” di cemento armato.

Kerlescan, Carnac, Bretagna, Francia
LE MANIO (3500/2500 a.C.)
Pietra granitica locale, altezza mt. 6 circa

Preseli Mountains, Galles, Gran Bretagna
CAMERA SEPOLCRALE DI PENTRE IFAN (3500/2500 a.C.)
Pietra blu delle Preseli Mountains

ORIGINE DEI MEGALITI

Questi monumenti “minimali” sono stati realizzati fra i 4.000 e i 1.000 anni prima di Cristo, date entro cui nasce la storia per opera di Egizi e Sumeri. Le prime opere megalitiche precedono le grandi piramidi, gli ziqqurat, nonché i grandi palazzi minoici e i palazzi micenei, tutte realizzazioni che si collocano nella proto-storia, tuttavia la cultura megalitica figura al termine della fase neolitica. Le spiegazioni immediate di un tale anacronismo potrebbero essere due: la prima è che nel caso dei megaliti si parla pur sempre di pietra levigata, e questo basta a collocare queste opere nell’età della pietra, anche se quella megalitica non si può certo considerare un’arte preistorica; la seconda è che la civiltà non procede di pari passo ovunque, né obbedisce a criteri validi per tutte le latitudini e per tutte le epoche. Comunque, primitivi o no, neolitici o proto-storici, chiunque sia stato a realizzare imprese come quelle di Stonehenge e di Carnac era sicuramente in possesso di una tecnologia molto progredita per quei tempi.
Di queste architetture la cosa più sorprendente è la mole, ritenuta notevole anche dagli ingegneri moderni, per cui viene spontaneo chiedersi chi abbia potuto realizzare simili imprese avendo a disposizione solo attrezzi di pietra e corde. La scienza su questo punto si divide, attribuendo la paternità delle realizzazioni mega-strutturali a due possibili culture: una autoctona, l’altra alloctona. Parte degli storici pensa che i megaliti siano opera delle popolazioni locali, parte pensa che siano state realizzate sotto la spinta di gruppi superstiti provenienti dall’Atlantico: gli Atlantidi. È probabile, come accade spesso quando ci sono diverse teorie, che la cultura megalitica non sia stata espressione di un solo popolo. Recentemente si è giunti ad accertare la datazione di alcuni megaliti, i quali risulterebbero i più antichi fino ad oggi conosciuti; queste strutture si trovano in Francia.

LA SCOMPARSA DEI MEGALITI

I megaliti accompagnano la storia dell’uomo per tremila anni, poi, ad un certo punto, al sopraggiungere dell’Età del Ferro, misteriosamente, così come erano comparsi, scompaiono.
Anche sulle ragioni che hanno portato alla scomparsa delle grandi pietre non ci sono certezze, ma solo ipotesi. Di sicuro c’è che molti megaliti sono stati distrutti a più riprese nel corso dei secoli, o per mano delle stesse genti che l’avevano innalzati, a causa del loro decadimento funzionale, o dagli invasori indoeuropei che hanno sostituito alle vecchie culture megalitiche quelle più moderne delle loro aree d’origine. A tal riguardo va osservato che tutti i miti riguardanti gli Atlantidi sono concordi su un punto: la loro sconfitta per mano delle divinità e degli eroi greci. Una buona parte di mitografi, leggono in questo epilogo la reale sconfitta delle popolazioni di origine atlantica, per opera di popolazioni di origine indoeuropea, ovvero il soffocamento di una cultura occidentale, matrilineare, da parte di una cultura orientale, patrilineare, al termine di un millenario conflitto di ordine ideologico e religioso. La storia parla di popoli invasori provenienti da Oriente, gli Elleni, greci patriarcali, e popoli invasi costretti a sloggiare dai loro territori d’origine. Ecco, allora, che il significato del mito diventa più esplicito: l’instaurazione di una civiltà impostata sulla guerra e il dominio maschile ai danni di una civiltà impostata sul lavoro dei campi, sulla pastorizia, sull’artigianato, e sulla centralità delle donne. Tuttavia questi motivi non spiegano come sia stato possibile che maestranze in possesso di tanta sapienza tecnica siano potute sparire all’improvviso.

I MEGALITI: TIPOLOGIE PRINCIPALI

Se il passato non ci ha fatto dono di sapere che volto avessero i costruttori dei megaliti purtuttavia, puntualmente, preistoria e proto-storia hanno lasciato i loro segni nella cultura visiva delle popolazioni del posto: infatti c’è una sorprendente somiglianza fra i prodotti culturali delle singole etnie. Strutture megalitiche e dee madri si ritrovano in tutta Europa: Francia, Gran Bretagna, Spagna, Baleari, Creta, Malta, Grecia, Ex Jugoslavia adriatica, Italia, Sicilia e Sardegna.
La realtà architettonica megalitica è costituita principalmente da tre strutture: i menhir, i dolmen e i cromlech; a queste vanno aggiunte le gallerie dolmeniche e le tombe a corridoio.
I menhir sono enormi massi monolitici, confitti nel nudo terreno; possono stare da soli o in compagnia di consimili. Il nome vuol dire in bretone pietra lunga. Secondo alcune interpretazioni si tratta di pietroni issati per segnalare un luogo di sepoltura, cioè sono gigantesche lapidi, secondo altre sono monumenti dedicati al sole. Ma non mancano ipotesi che li indicano come “antenne” per il controllo delle forze terrestri oppure ciclopici aghi usati per curare, mediante agopuntura, la terra malata.
I dolmen sono dei menhir articolati in modo da formare una struttura trilitica. Nel loro caso i massi monolitici piantati nel nudo terreno si raddoppiano, in più se ne aggiunge un terzo messo di traverso, poggiato sugli altri due a formare una sorta di copertura. Il nome sta per pietra piana in bretone e fa esplicito riferimento al monolite orizzontale che funge da architrave. Non è certo che i dolmen avessero la stessa funzione dei menhir. Per alcuni è sicura la funzione tombale, ma per altri potrebbero esser stati anche degli altari primitivi. Generalmente non sono strutture molto grandi, ma alcuni di essi sono di dimensioni ragguardevoli.
I cromlech sono sostanzialmente dei menhir squadrati e messi in successione a formare dei circoli. In alcuni casi, come in Stonehenge, i menhir assumono la tipologia dei dolmen, cioè portano in testa una pietra posta in orizzontale: si tratta del primo sistema trilitico della storia. Il termine trilitico sta ad indicare un sistema statico formato da tre monoliti, di cui due posti verticalmente svolgenti funzioni di pilastri e uno posto orizzontalmente a fare da architrave.

ALLINEAMENTO DI CARNAC
Le Mènec, Carnac, Bretagna, Francia
ALLINEAMENTO DI MENHIR (3500/2500 a.C.)
Pietra granitica locale

Il complesso megalitico più spettacolare al mondo si trova a Carnac, in Bretagna, Francia.
Carnac è una deliziosa cittadina bretone di 4.518 abitanti (dato 2009), sita nel dipartimento francese del Morbihan. Qui, vicino alle case che si trovano subito a nord del paese, su una radura cosparsa di cespugli di erica, circa 6.000 anni fa, qualcuno ha impiantato 1.099 menhir, allineati in12 file, per oltre un chilometro. Si tratta del complesso megalitico chiamato Le Ménec, che comprende oltre ai 1.099 menhir anche 2 cromlech per una lunghezza totale di 1.165 metri. A circa 600 metri di distanza, verso nord-est, si trova un secondo allineamento, Kermario, che conta 982 (o 1.029?) pietre-lunghe allineate in 10 file per 1.120 m.; da avvio a questo secondo allineamento un dolmen a corridoio. Procedendo sempre in direzione nord-est si incontra il complesso litico di Kerlescan, con un suo cromlech e 594 “pietrefitte” disposte su 13 linee; infine Le Petit Ménec, un piccolo allineamento, 101 pietre per una lunghezza di circa 350 metri, forse il prolungamento di Kerlescan In totale gli allineamenti di Carnac contano più di 3.000 megaliti che si estendono per oltre tre chilometri.
Gli allineamenti di Carnac non sono casuali, seguono un orientamento est-ovest con sensibile flessione verso sud. I macigni hanno una forma oblunga, sono posti in verticale, non hanno tutti la stessa grandezza: quelli posti ad ovest raggiungono i 4 metri di altezza e il peso di 50 tonnellate, quelli posti al centro raggiungono solo il mezzo metro.
Degli allineamenti di Carnac, nonostante la fama planetaria, di certo si sa ancora troppo poco. Non si sa con certezza né da dove vengono le migliaia di pietre gigantesche che rendono il sito unico al mondo, né come sono state trasportate dalla cava al luogo di destinazione, né soprattutto perché è stato creato questo immenso filare di macigni senza alcuna funzione strutturale apparente. La scienza non ha ancora dato un volto ai fantomatici artefici che sono riusciti a mettere su “sassoni” di tale portata. Si fa il nome degli Armoricani, gli antichi abitanti del luogo e di slitte come mezzo di trasporto dei massi dalle cave di estrazione. Certo è che per realizzare un simile complesso ci sono voluti almeno tre fattori concomitanti: una tecnica evoluta, un’organizzazione efficiente, una motivazione molto forte. Quindi non è come si immagina, che quegli antichi artefici erano dei selvaggi abitatori di capanne. Per tirare su questi pietroni sono serviti centinaia di uomini capaci di coordinarsi, in possesso di conoscenze tecniche molto avanzate. I pietroni sono stati messi su in base a calcoli di vario genere fra i quali anche quelli che prevedevano (o almeno tentavano di prevedere) le eclissi di Sole e Luna: i sacerdoti non erano semplicemente degli stregoni, erano persone colte in possesso di una probabile sorta di scienza sacra che contemplava anche nozioni di astronomia miste a pratiche astrologiche. Riguardo al materiale usato è molto verosimile che i pietroni siano stati estratti dai banchi rocciosi sottostanti il terreno di Carnac. Nell’operazione di innalzamento probabilmente gli ignoti costruttori hanno utilizzano delle grosse funi, che, una volta attorcigliate strettamente agli enormi massi, sono state tirate da centinaia di uomini al comando di un direttore dei lavori.
Riguardo invece al motivo per cui sono stati costruiti gli allineamenti gli studi hanno appurato che i macigni sono messi in modo da indicare il momento solstiziale estivo. Tuttavia sulla funzione calendariale del complesso rimangono forti perplessità poiché la scienza non riesce a spiegarsi la ragione di mettere su tante pietre. Si esclude invece l’ipotesi che si tratti di un cimitero anche se nei pressi degli allineamenti sono stati trovati degli scheletri, perfino di intere famiglie. Infatti è plausibile che altre genti, trovandosi ad occupare il sito in un periodo successivo a quello dell’innalzamento dei megaliti, utilizzasse questi luoghi per seppellirci i morti.

Locmariaquer, Bretagna, Francia
GRAN MENHIR BRISÉ (3500/2500 a.C.)
Pietra granitica locale, altezza mt. 12

Benché unica, comunque Carnac non è una eccezione; altri complessi popolano la Bretagna. A Locmariaquer c’è un menhir pesante in origine, prima che un fulmine lo spaccò in quattro, 400 tonnellate. Dalle sue parti esso è chiamato “Er Grah”, ma è universalmente noto come Le Grand Menhir Brisé, e certo ci son voluti molti uomini per erigerlo.
Molti altri complessi litici sono presenti sul territorio francese: alcuni sono megaliti ipogei, cioè si trovano sotto terra, come quello dell’isola di Gavrinis; altri sono costituiti da menhir dall’aspetto di statue, come quelli scoperti in Corsica nel 1956, dallo studioso Rogers Grosjean (1920-1975) della Recherche scientifique di Parigi.

STONEHENGE

Wiltshire, Amesbury, Gran Bretagna
STONEHENGE (3000/1520 a.C.)

Stonehenge è un complesso di blocchi di pietra ubicato nei pressi della cittadina di Amesbury, nella piana di Salisbury, a circa 13 chilometri a nord-ovest dell’omonima città, nella contea del Wiltshire, in Inghilterra. Dista da Londra 130 km. È il più grande e il più articolato degli oltre 900 antichi cerchi di pietra o legno che si trovano nelle isole britanniche ed è anche il più grande e più ampio d’Europa. Il termine venne pronunciato la prima volta nel 1932 da Thomas Downing Kendrick (1895-1979), archeologo e storico dell’arte britannico, direttore del British Museum dal 1950 al 1959. Letteralmente significa circolo di pietre; tipologicamente è un cromlech. È considerato dalla comunità scientifica internazionale come un monumento preistorico e dal 1986 l’UNESCO lo ha designato patrimonio mondiale.
Nel corso dei secoli Stonehenge è stato oggetto di numerose manomissioni e il suo aspetto attuale, opera di restauro, non ricalca più quello originario. Anche il terreno racchiuso nel monumento è stato gravemente danneggiato a causa dei numerosi e ripetuti scavi perpetrati nel tempo. All’inizio del XXI secolo il gruppo di ricerca Stonehenge Riverside Project ha apportato nuovi e più attendibili dati riferibili sia al contesto che alla cronologia, completamente rivista alla luce della tecnica del carbonio-14.
Nella sua versione corrente Stonehenge è strutturalmente costituito da una serie di circoli concentrici che vanno restringendosi verso l’interno, costruiti in epoche diverse in un arco temporale che va dall’inizio del III millennio alla metà del II millennio (la datazione è molto controversa). La cronologia oggi avallata dall’Enciclopedia Britannica è quella dell’archeologo inglese Mike Parker Pearson; in essa si riconoscono sei fasi costruttive.
Stonehenge 1 fu costruito fra il 3000 e il 2935 a.C. e corrisponde al circolo più esterno. Consiste in un recinto circolare di oltre 100 metri di diametro, formato da un fossato delimitato da una sponda alta all’esterno e da una sponda bassa all’interno. Racchiude 56 pozzi chiamati Aubrey holes, dal nome di John Aubrey (1626–1697), poliedrico antiquario britannico, che li identificò nel 1666. Il recinto circolare aveva due ingressi: l’accesso principale a nord-est e un’entrata più stretta a sud. Da questo ingresso un passaggio segnato da pali di legno conduceva verso il centro del monumento. Dopo la costruzione del recinto esterno vennero tracciate due linee nel mezzo del grande cerchio, nel punto in cui il sole sorgeva in occasione dei solstizi d’estate e d’inverno, quindi venne piantato il gigantesco monolite chiamato Heelstone (pietra del tallone), conosciuta anche come Friar’s heel (tallone del frate), collocato alla fine di questa linea, oltre l’entrata del circolo.
Stonehenge 2 fu realizzato dopo una pausa di circa 300 anni, fra il 2640 e il 2480 a.C. Costituisce il cuore monumentale del complesso. Constava di un nucleo interno, probabilmente circolare, composto da cinque triliti (oggi disposti a ferro di cavallo), di cui uno, quello posto all’estremità ovest del diametro solstiziale, più grande, alto 7 mt., rimasto in piedi, raggiunge il peso di 45 tonnellate. Alla base di quest’ultimo giace la cosiddetta pietra dell’altare, un blocco di 5 metri di arenaria verde. Il nucleo era circondato da un secondo anello di monoliti, formato da 30 montanti, alti 5,5 mt., del peso di 25 tonnellate ciascuno, collegati da architravi curvi del peso di circa 7 tonnellate cadauno, tenuti insieme mediante giunti a tenone e mortasa. All’interno del ferro di cavallo e fra questo e l’anello di monoliti si frapponevano due circoli siglati da Richard John Copland Atkinson (1920-1994), archeologo britannico, con le lettere Q e R, costituiti da un totale di 82 macigni (36 e 36) di “pietra blu”, squadrati, del peso medio di 4 tonnellate ognuno, con un’altezza che in alcuni supera i 2 mt. Dell’intero apparato trilitico di completo rimangono sul posto 10 montanti più 6 architravi del circuito monolitico esterno e 6 montanti più 3 architravi di quello interno. Allo stesso periodo risalgono le due Station stones sopravvissute (in origine erano quattro), pietre verticali disposte ai vertici di una formazione rettangolare, avente i lati minori disposti parallelamente all’asse di allineamento solstiziale marcato dal grande trilite e dall’arco delle pietre blu. Le due Station mancanti sono state parzialmente coperte da bassi tumuli privi di sepolture, conosciuti come South barrow e North barrow. Pure alla fase 2 risale la Slaughter stone (pietra del sacrificio), unica superstite del trilithon posto all’ingresso nord-orientale.
Stonehenge 3 segue di 10 anni Stonehenge 2, essendo stato realizzato fra il 2670 e il 2280 a.C. La datazione al radiocarbonio indica che in questo periodo furono scavati i fossati laterali e i bordi di un viale cerimoniale lungo poco più di 3 chilometri e largo da 18 a 35 metri che collegava Stonehenge al fiume Avon. Il viale terminava con un circolo sulle sponde del fiume del diametro di circa 30 mt. I primi 500 metri del viale di Stonehenge sono allineati verso l’alba del solstizio d’estate e il tramonto del solstizio d’inverno. Gli archeologi suppongono che il viale fosse servito all’occorrenza anche per trasportare le “pietre blu” dalle colline di Marlbourough a Stonehenge attraverso l’Avon. La presenza a poca distanza di altre strutture simili ha indotto gli studiosi a ritenere Stonehenge parte di un aggregato megalitico più complesso.
Durante Stonehenge 4, tra il 2280 e il 2030 a.C., i circoli Q ed R furono riorganizzati a formare un cerchio e un ovale, successivamente modificato, secondo Atkinson, per formare un ferro di cavallo. Tuttavia questa trasformazione potrebbe essere il risultato di una rimozione romana o di un successivo furto di pietre. Nel corso di Stonehenge 5, dal 2030 e il 1750 a.C. furono scavate 30 fosse disposte a circolo intorno all’anello di monoliti, noto come Z holes. Infine in Stonehenge 6, tra il 1640 e il 1520 a.C., fu realizzato un secondo anello di 50 fosse, intorno al primo, chiamato Y holes.
Le pietre usate per erigere il monumento sono di due tipi. La pietra sarsen, è un’arenaria silicea cenozoica, dura come il granito, proviene dalla cava di Sarsen presso le colline di Marlborough, poste a circa 32 chilometri a nord del sito. È utilizzata per le strutture più grandi, come i triliti del “ferro di cavallo”, l’anello di monoliti, le Station stones, la Slaughter stone e la Heelstone. Per i circoli Q ed R si è utilizzata la bluestone (pietra blu), un tipo di arenaria grigio-azzurra, proveniente dalle gallesi Preseli Mountains, distanti 240 chilometri, costituita principalmente da dolorite, ma comprendente anche pietre composte da riolite e altre ancora fatte di cenere vulcanica. Una cava di riolite da cui sono state ricavate pietre impiegate a Stonehenge è stata identificata nel 2011 a Pont Saeson (vero nome della località Craig Rhosyfelin), a nord delle Preseli. La pietra dell’altare, un pilastro rovesciato, così chiamato da Inigo Jones (1573–1652), celebre architetto inglese, e altri due monoliti di arenaria venivano probabilmente dai Brecon Beacons, un gruppo di montagne a circa 100 km ad est del complesso orografico delle Preseli.
Nonostante la celebrità Stonehenge rappresenta ancora oggi un’icona per tutto ciò che è misterioso e che ispira il passato preistorico dell’umanità. Di certo sul suo conto si sa ancora troppo poco. Sono tutt’oggi oggetto di speculazione la datazione, le fasi costruttive, la funzione, le tecniche di trasporto e di innalzamento dei monoliti, la paternità della realizzazione.
Circa l’identità dei costruttori tre sono le ipotesi principali accreditate: che provengano da una popolazione locale chiamata Antichi Britanni, presente sul territorio già durante il Mesolitico (8000/6000 a.C.); che provengano dalle fila dei druidi, una élite di sacerdoti-insegnanti che formava la classe sociale più istruita degli antichi Celti; che provengano dalla cultura del Wessex, originaria del centro e del sud della Gran Bretagna. Riguardo alla funzione, i romani ritenevano Stonehenge un tempio dedicato al dio sole Apollo. Altri studiosi le attribuirono le più svariate destinazioni: che fosse un computer astronomico per predire le eclissi lunari e solari; che fosse il centro di una confederazione di personaggi o gruppi molto potenti dell’Età del Bronzo; che fosse un monumento ai morti ancestrali, laddove la permanenza delle sue pietre rappresentano l’eterna vita ultraterrena; infine: che sia stato un luogo di cura; infine, che fosse un centro dove si tenevano grandi feste i cui partecipanti provenivano da tutta l’antica Gran Bretagna, compresi gli attuali territori di Galles e Scozia. Di tutte queste ipotesi, quella che sembra avere avuto maggior consenso nel mondo accademico è la supposizione che si tratti di un grande calendario astronomico. Ciò nonostante anche questa teoria è oggi rifiutata dagli esperti.
Per la costruzione di Stonehenge ci sono volute più di mille tonnellate di pietra sarsen; migliaia di persone lavorarono a questo gigantesco progetto. Nessuno sa quanto ci sia voluto per trasportare un masso fino a destinazione, forse mesi, o anche anni. Sulle modalità di trasporto Mike Parker Pearson riporta una ipotesi niente affatto improbabile: «Sebbene la maggior parte degli esperti ritiene che le pietre gallesi siano state portate in sito dagli uomini, alcuni geologi sostengono che potrebbero essere state trasportate verso la pianura di Salisbury migliaia di anni prima dai ghiacciai dell’era glaciale».

NEWGRANGE

Newgrange, Brú na Bóinne, Dublino
MONUMENTO MEGALITICO CON GRAFFITI (3200 a.C.)
Pietra

Una quarantina di chilometri a nord di Dublino si stende la valle del fiume Boyne, un infossamento verdeggiante coronato da basse colline radamente alberate. In questa terra antica si trova Brú na Bóinne (la dimora del Boyne), uno dei più importanti siti archeologici di origine preistorica al mondo e il maggiore sito megalitico d’Europa. L’area include più di 90 monumenti, tra cui circa 30/35 tumuli funerari, fra i quali spiccano i grandi tumuli di Newgrange, Knowth e Dowth. Si tratta di ampie tombe a corridoio sovrastate da grandi colline artificiali, circondate da altri numerosi passaggi e corridoi secondari. Nel 1993 è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
Il nome anglosassone deriva dall’unione delle parole new (“nuovo”) e grange (“fattoria”).
Nell’Ottocento, dopo millenni di oblio, le strutture del complesso archeologico cominciarono ad essere oggetto di studi. Tra il 1962 e il 1975 furono condotti i primi scavi intorno al grande tumulo di Newgrange sotto la direzione dell’archeologo Michael J. O’Kelly (1915–1982). La più importante scoperta del gruppo guidato da O’Kelly fu il cammino dei raggi del sole verso la camera funeraria durante il solstizio d’inverno. Dal 19 al 23 dicembre di ogni anno, all’alba, un fascio di luce solare, proveniente dalla collina di fronte, entra dentro la tomba per diciassette minuti esatti, percorrendone tutto il corridoio, fino alla camera sepolcrale.
Il tumulo copre una superficie di oltre un ettaro ed ha un diametro di circa 80 mt.; è cinto da un alto muro perimetrale costruito in pietre di quarzo bianche e scure e da un altro cerchio più largo, composto da 97 macigni (kerbstone), il più interessante dei quali è quello posto di fronte all’entrata, decorato con motivi a losanga e a spirale. Questa pietra, definita “una delle pietre più famose nell’intero repertorio dell’arte megalitica”, include un motivo a triplice spirale, rinvenuto soltanto a Newgrange e ripetuto all’interno della camera funeraria, che rievoca il motivo del triskelion dell’isola di Man e le spirali della cultura di Castelluccio in Sicilia, ma soprattutto dei Templi megalitici di Malta, i cui primi esempi sono più antichi di Newgrange.
L’interno è formato da un corridoio lungo 19 m che conduce ad una camera centrale a pianta cruciforme con tre vani. Questa camera è caratterizzata da una volta a thòlos fatta da lastroni di pietra, alta 6 m e ancora oggi completamente impermeabile all’acqua. In ognuno dei tre vani è presente un vascone litico che conteneva i resti dei defunti sepolti nel tumulo. Posta sopra all’entrata, un’apertura quadrata (roofbox) permette al sole di penetrare nel corridoio e di illuminarlo nel giorno del solstizio d’inverno, che coincideva allora con l’inizio del nuovo anno.
Monumenti collegati fuori dal sito sono il Pit Circle, un’area circolare delimitata da paletti di legno dentro la quale venivano cremati e sepolti gli animali, e lo Stone Circle, una costruzione costituita da megaliti disposti a cerchio, eretto presumibilmente dopo il 2000 a.C. con funzioni di studio astronomico.
Newgrange fu costruito intorno al 3200 a.C., il che vuol dire prima di Stonehenge in Inghilterra e della Grande Piramide di Giza in Egitto. Risale al Neolitico e nasce dall’idea di un’antichissima cultura contadina preceltica repentinamente scomparsa che prosperò nelle ricche terre della Valle del Boyne. La paternità del monumento è fornita dal rinvenimento di resti di abitazioni, recinti e di sistemi agricoli che provano la presenza di insediamenti umani nell’area del Boyne già dal IV millennio a.C. Le costruzioni presenti nell’area testimoniano l’esistenza di una etnia socialmente e culturalmente evoluta, originaria della Bretagna e della Penisola Iberica occidentale e influenzata dalla cultura del vaso campaniforme.
Gli archeologi classificano Newgrange come una tomba a corridoio, ma ormai è da considerarsi come un vero e proprio tempio antico, un luogo astrologico, di profonda valenza spirituale, religiosa e cerimoniale. Anche se vengono comunemente definite tombe a corridoio, lo scopo preciso di queste costruzioni non è ancora stato accertato, malgrado siano state accuratamente scandagliate. Probabilmente non fu solo, o non principalmente, un organismo funerario, ma certamente connesso alle cerimonie religiose e forse a un culto solare. Rimangono, comunque, come enigmatica testimonianza di una cultura complessa e progredita che popolò l’Irlanda prima dell’avvento dei Celti e ben prima degli invasori Vichinghi, sei secoli prima della costruzione delle piramidi egizie.
Secondo una delle interpretazioni più accreditate nel campo dell’archeologia, i raggi di sole che penetrano nel passaggio verso la camera funeraria avrebbero simboleggiato il risveglio della natura e la rinascita, infondendo nuova vita nelle sementi, negli animali e negli esseri umani, oppure, secondo altre interpretazioni, avrebbero rappresentato la vittoria della vita sulla morte e la promessa di una nuova esistenza per i defunti.


Bibliografia arte megalitica

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Documentario Patrimoni dell’umanità Stonehenge

Mike Parker Pearson, Stonehenge – ancient ancient monument, Wiltshire, England, United Kingdommonument, Wiltshire, Inghilterra, Regno Unito

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